Si chiama Stella Jean e domenica 7 giugno, durante la manifestazione per George Floyd (l’afro-americano morto soffocato dal ginocchio di un poliziotto a Minneapolis) ha infiammato piazza del Popolo a Roma.
Tra le migliaia di persone che spontaneamente hanno raggiunto la piazza, grazie al tam tam dei social, profonde e forti sono risuonate le parole della giovane stilista italo-haitiana: “Io non amo la ribalta, ma oggi parlo perché non è possibile stare in silenzio, non è possibile che i miei figli subiscano le stesse minacce che ho subito io da ragazza. Tutti loro meritano la cittadinanza, lo ius soli. E’ assurdo che non abbiano tutti i diritti, eppure parlano romano, sono figli di questa città e di questo Paese. Le prove per avere la cittadinanza prevedono di sapere a memoria articoli della Costituzione, ma vorrei chiedere quanti italiani la sanno a memoria. Io invece vi posso dire che proprio quella Costituzione figlia della Resistenza, della sofferenza dei padri fondatori e del popolo italiani, garantisce la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini”.
Stella Jean nasce in Italia da padre torinese e madre haitiana. Fiera delle proprie origini, non sente di appartenere ad un Paese, o una cultura piuttosto che un’altra: lei si sente cittadina del mondo.
“La mia moda è fusione, una sorta di convivenza armonica delle diversità anche nel fondersi di stili e culture qualcosa si cede e qualcosa si acquisisce inevitabilmente”.
Vincitrice del concorso di AltaRoma e Vogue Italia “Who’s on next?”, che scopre e lancia nuovi talenti, si accredita a livello internazionale arrivando nel 2013 a sfilare nell’Armani Teatro grazie a Giorgio Armani che dimostra di credere in questa giovane artista, arrivando così breve tempo a creare un brand vincente.
Le sue collezioni sono una sorta di laboratorio multiculturale una sorta di ponte tra il design italiano e l’artigianato etnico.
La particolarità di Stella Jean è il suo viaggiare nei Paesi in via di sviluppo, alla ricerca dell’artigianato locale tipico spesso delle comunità indigene a rischio di scomparire, portando artigiani locali, le loro tecniche e i loro prodotti l’attenzione del mondo.
La sua filosofia è basata sulla cooperazione internazionale che miri a promuovere il patrimonio culturale quale motore dello sviluppo sostenibile. Una moda folk, colorata, bohemienne ricca di dettagli creoli e africani retaggio delle sue origini.
Spettacolare l’ultima sfilata milanese durante la Fashion Week in cui ha presentato abiti ricchi di ricami realizzati a mano dalle donne della comunità pakistana di Kalash, che per la prima volta presentavano i loro ricami patrimonio culturale al mondo.
Un grande risultato per questa giovane talentuosa stilista che fa dell’empowerment al femminile uno dei suoi cavalli di battaglia.
Silvia Ramilli


















