Si chiamavano Mario Di Cuonzo e Giuseppe Cicciù, rispettivamente di 59 e 52 anni, i due macchinisti che hanno perso la vita questa mattina alle 5.30, nella motrice del treno Frecciarossa deragliato lungo la linea Milano – Bologna, a Ospedaletto Lodigiano.
Sono le uniche due vittime di quella che avrebbe potuto essere una strage, con il ribaltamento di un vagone del convoglio, da cui sono uscite fortunatamente sulle proprie gambe una trentina di persone, ferite in vario modo, e portate in ospedale con i codici verdi e gialli.
“Tanto spavento” e l’”impressione del distacco da terra” del vagone sono nei racconti di chi era su quel treno, partito dalla stazione Centrale di Milano e diretto a Salerno.
Giuseppe Cicciù abitava a Cologno Monzese, diventato padre da poco. Mario Di Cuonzo era di Pioltello, padre di famiglia: entrambi delegati sindacali, ricordati oggi proprio per il loro impegno profuso nei confronti della sicurezza sul lavoro.
I sindaci delle città dove risiedevano i due ferrovieri insieme alle loro famiglie, le hanno raggiunte con particolari messaggi di cordoglio. Rimangono al vaglio tutte le ipotesi per fare chiarezza sulla dinamica dell’incidente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la motrice si sarebbe staccata dal resto del treno ed avrebbe urtato un carrello merci, presente su un binario parallelo, andando a schiantarsi contro una cabina elettrica di Trenitalia. La carrozza numero 1 si è adagiata su un fianco.




















