E’ successo ieri a Sesto Calende: i Carabinieri della compagnia locale hanno arrestato cinque persone, e fermate altre due, nell’ambito di una particolare indagine condotta dalle Stazioni di Sesto Calende e Vergiate, volta a reprimere lo spaccio di stupefacenti nei boschi.
Verso la metà del mese di novembre 2020 sono partite le prime attività di indagine nei confronti di un marocchino di 36 anni, pregiudicato, regolare sul territorio italiano, soprannominato “Zak”, sospettato di essere uno spacciatore. Come si legge in una nota, i militari hanno scoperto che il soggetto era in realtà il capo di un sodalizio di nordafricani che ormai da tempo aveva preso il controllo del bosco di Cascina Costa di Samarate, divenuto un “market” della droga a cielo aperto, dove gli acquirenti potevano trovare qualsiasi tipologia di sostanza stupefacente (cocaina, eroina, hashish). Lo spaccio avveniva dalle 8 alle 22. Ognuno, all’interno del gruppo, aveva un ruolo ben definito: c’era infatti chi era addetto alla ricezione delle ordinazioni, chi allo smercio e chi alla sorveglianza della zona, nel caso in cui si fossero avvicinate le forze dell’ordine o terzi estranei.
In circa 6 mesi di indagini, è stato documentato un volume d’affari di oltre 900mila euro, con guadagni giornalieri che arrivavano fino a 5mila euro.
Sono stati effettuati circa 20 sequestri di droga, tra cocaina, eroina e hashish, ed altrettante persone sono state segnalate alla Prefettura di Varese quali assuntori di sostanze stupefacenti; nei loro confronti si è anche proceduto al ritiro della patente di guida.
I militari hanno nel complesso documentato oltre 5.400 cessioni (circa 50 giornaliere).
La località di spaccio di Cascina Costa era nota ai tossici come “il bosco di Zak”, dal soprannome del capo del sodalizio che gestiva in prima linea l’intera attività illecita. I nordafricani godevano altresì del supporto logistico di alcune donne italiane, incensurate, tutte residenti in Provincia di Varese, che si prodigavano per accompagnare gli spacciatori da e verso le località dello spaccio: due di loro sono state colpite da ordinanza di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari, mentre un’altra da fermo di indiziato di delitto.


















