Dopo una giornata intera, quella di ieri lunedì 9 marzo, caratterizzata da forti tensioni e atti vandalici all’interno del carcere di San Vittore a Milano, dove i detenuti hanno messo in atto una protesta, salendo anche sul tetto della struttura e dando fuoco a materassi e suppellettili, il momento peggiore sembra essere passato.
La protesta, a San Vittore come in altre case circondariali del Paese, si è scatenata dopo l’annuncio ai detenuti della sospensione, per una decina di giorni, dei colloqui con i parenti, per limitare la possibile diffusione del Coronavirus.
Come riferito da alcuni carcerati, gli stessi si sono sentiti abbandonati e blindati ancora più del solito, senza poter comunicare con soggetti esterni. All’isolamento forzato aggravato dall’emergenza nazionale, si è sommata anche la paura del contagio all’interno del carcere, dove non è possibile mantenere le distanze di sicurezza tra i reclusi.
Secondo più fonti, le comunicazioni all’interno del carcere non sono state comprese, o diffuse in modo da non accrescere panico e rabbia, che sono sfociati nella protesta, dilagata in altre prigioni sul territorio nazionale.
Dimostrazioni di dissenso sono ancora in corso in altre carceri italiane, come a Napoli.

















