sabato, 22 Gennaio 2022

“Qui Group”: il fallimento non basta a risanare il danno di mercato. Rigamonti regge e chiede chiarezza

“Non ci fermiamo qui, a questa sentenza. Troppo facile chiudere la questione con un fallimento quando il danno economico è elevato e potrebbe ripetersi”.

E’ così che spiega in questi giorni Marco Rigamonti, amministratore delegato del noto Centro Carni Rigamonti srl di Parabiago, socio della storica azienda con la sorella Moira, il secondo passaggio avvenuto nella vicenda del mancato rimborso dei ticket restaurant a marchio “Qui Ticket”, che ha costretto a dire basta ai buoni pasto, usati per gli acquisti da numerosi clienti abituali.

Qui Group” ha dichiarato fallimento lasciandosi alle spalle un mancato rimborso che si aggira attorno ai 300mila euro, per quanto riguarda Rigamonti.

A giugno scorso la “Qui Group” aveva spiegato, anche in altre città dove offre il proprio servizio, di essere a sua volta in attesa dei rimborsi dalla Stato, e oggi le osservazioni di Marco Rigamonti partono proprio dal coinvolgimento statale.

“Vorrei riuscire a far capire ai clienti e ai cittadini, che per il 90% lo Stato gestisce questi appalti evidentemente senza prospettive, che inevitabilmente sono destinati a saltare.  E se lo Stato non ha saputo tutelarli, come nel caso della “Qui Group”, che garanzie abbiamo noi imprenditori, con tutti gli altri ticket in circolazione, di altre società?”, domanda il titolare di uno dei più grandi e conosciuti centro carni dell’Alto Milanese.

Rigamonti è certo che la situazione si risolverà, ma al momento è doveroso fare chiarezza, anche perché sussistono convenzioni con enti statali, le ferrovie, gli ospedali, le Poste.

Il Centro Carni Rigamonti sta superando bene l’impasse, grazie alla sua solidità garantita da cinquant’anni di attività: una presenza storica sul territorio, apprezzata e impeccabile.

“Non siamo in difficoltà, ma chiediamo chiarezza. Queste situazioni si possono ripetere con altri erogatori di buoni pasto, La stessa “Qui Group” a me risulta rientrata nel mercato con un altro nome, come può succedere?”, ribadisce l’imprenditore, pronto a proporre una class action, per approfondire un danno creato al mercato.

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