Era il 1951 e la Riviera dei Fiori nella città di Saremo ospitava per la prima volta la manifestazione canora che avrebbe reso celebre la cittadina ligure in tutto il mondo.
Vinceva una voce straordinaria, l’usignolo Nilla Pizzi con “Grazie dei fiori”, un’elegante giovane cantante che dalla radio entrava con classe e garbo nelle case e nei cuori di tutta Italia, che il mattino seguente cantava e fischiettava per le strade il suo celebre indimenticabile motivo.
Erano anni difficili: l’Italia usciva dalla guerra e tutto era da ricostruire, bisognava ripartire dalle macerie morali e materiali che il Paese voleva ripulire e lasciarsi alle spalle, c’era bisogno di bellezza, di eleganza, di sognare e sognare “in grande”.
In brevissimo tempo la manifestazione canora con i suoi meravigliosi fiori, gli abiti da sogno con cui gli artisti apparivano nei rotocalchi, le voci rassicuranti e forti che provenivano dalla radio e invadevano le case, le strade e i luoghi di lavoro di tutto il paese, divenne il volto di quell’Italia che ricominciava e rivendicava il proprio posto tra i grandi d’Europa e del Mondo.
Febbraio 2020 la manifestazione è ancora lì, soltanto dal Casinò di Sanremo, dove ebbe vita in quel lontano 1951, si è spostata al più moderno e ampio Teatro Ariston.
Una kermesse lunga una settimana dedicata a voci note ed emergenti del panorama musicale italiano, con i propri pregi e i propri difetti, con i fiori sempre meravigliosi della riviera e gli abiti a volte da sogno a volte decisamente discutibili, con le boutade e gli scandali che in alcuni anni hanno fatto parlare più della musica e delle grandi voci.
Lo si ama o lo si odia, lo si guarda o lo si critica a prescindere, ma qualunque cosa si scelga di fare è impossibile non esserne attratti. Nel bene o nel male il Festival di Sanremo occuperà le nostre serate e le nostre conversazioni per un’intera settimana e anche più, perché forse alla fine abbiamo davvero un bisogno enorme di tornare a sognare.
Silvia Ramilli

















