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Progetto mini naja: c’è chi dice no e propone altro

(Foto dal sito Difesa)

Alla proposta del presidente del Senato, Ignazio La Russa, di istituire una mini leva volontaria della durata di quaranta giorni, già disegno di Legge, arriva la risposta dell’Associazione Sindacale Professionisti Militari, che propone un diverso progetto: no alla mini naja, sì all’investimento delle risorse sul personale militare e su un nuovo modello di reclutamento.

Come si legge in una nota, il Disegno di Legge che parte da una Legge che è ancora in vigore, anche se non è più finanziata da molto tempo, è quello della cosiddetta mini naja. “Senza nulla togliere alle buone intenzioni del presidente La Russa, per l’alto valore civico della proposta, indubbiamente romantica, crediamo però che la spesa sarebbe troppo alta, considerate le risorse disponibili ad oggi. Le priorità della Difesa sono altre: l’ammodernamento delle Forze Armate e il miglioramento delle condizioni di vita del personale militare, del trattamento economico ormai vetusto, del trattamento giuridico non più al passo con i tempi e la necessità di fare modifiche legislative atte a conciliare la vita familiare con quella lavorativa di chi, quotidianamente, serve la Nazione sacrificando la propria vita privata, le proprie libertà e, a volte purtroppo, la propria stessa vita”.

Secondo l’Associazione, in questo momento particolare per la Difesa, le forze devono essere concentrate sul nuovo modello di reclutamento recentemente approvato dal Parlamento, per il quale sarà necessario instaurare forti protocolli d’intesa con le maggiori industrie nazionali per la formazione e il reclutamento dei giovani, che presteranno servizio nelle Forze Armate.

Siamo certi che il Ministro della Difesa Guido Crosetto, la cui esperienza gli consente di avere un quadro ben chiaro delle risorse della Difesa e delle condizioni del personale militare (che è il principale sistema d’arma delle nostre Forze Armate), saprà spiegare al presidente del Senato La Russa le ragioni per cui il buon senso impone di accantonare l’idea di una “leva volontaria” di pochi giorni, inutile per il raggiungimento degli obiettivi formativi di cui l’Esercito oggi ha bisogno”.

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