“Non è certamente un unicum legnanese che i partiti non siano più tramite fra istituzioni e cittadini, purtroppo in molti casi ridotti a taxi verso il potere, su cui gli arrivisti di turno salgono e scendono senza pagare la corsa. Abbiamo vissuto anche a Legnano gli anni del civismo. Erano quelli in cui i promotori di alcune liste scandivano “mai con i partiti” e quasi si scandalizzavano a pronunciare i nomi di alcuni di questi, salvo poi a distanza di anni stringere patti impensabili che hanno consentito a chi è nato in una lista civica (e poi ha strizzato l’occhio a un’altra) di raggiungere poltrone di rango infilandosi in un partito. E anche il civismo in alcuni casi è solo di facciata, granitico pretoriano di partiti verso i quali non oserà mai battere ciglio”, comincia così un’esternazione diffusa nelle scorse ore a Legnano dall’ex consigliere comunale Stefano Quaglia, di Legnano Futura.
Secondo Quaglia in Consiglio comunale siedono oggi eletti che non rappresentano partiti o movimenti politici: “I consiglieri che sanno fare un discorso politico si contano sulle dita di una mano, ancor meno quelli che arrivano in aula dopo aver letto e studiato i documenti. La politica sembra decisamente aver abbandonato l’aula di Palazzo Malinverni”. Ma del resto, commenta Quaglia ponendo alcuni interrogativi: chi ha eletto i consiglieri comunali? Chi ha espresso il voto per una lista, e quei pochi che hanno indicato una preferenza per un consigliere, sulla base di cosa ha scelto? Si è votato dopo aver letto i programmi, dopo essersi informati sui candidati, dopo aver valutato l’operato di chi si ricandidava, oppure dopo aver seguito pedissequamente un’indicazione ricevuta sul sagrato? La città ora ha il Consiglio comunale che hanno scelto i cittadini, che li rispecchia”.
















