lunedì, 11 Maggio 2026
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Pietre d’inciampo per i deportati della Tosi a Legnano: potrebbero aggiungersene altre

Sono state posate questa mattina, martedì 10 gennaio, sette cosiddette “pietre d’inciampo”, sul marciapiede davanti all’ingresso della fabbrica Franco Tosi, in piazza Monumento a Legnano, per ricordare i sette lavoratori deportati nel campo di sterminio di Mauthausen, nel 78esimo anniversario, da cui non fecero mai ritorno.

La commemorazione si è svolta in forma ufficiale, come ogni anno, alla presenza del sindaco Lorenzo Radice, del presidente della sezione ANPI cittadina, Primo Minelli, dei rappresentanti delle RSU, di numerosi delegazioni da Comuni limitrofi e di associazioni del territorio, che hanno accolto tra loro oggi anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Ai discorsi di rito tenuti all’interno della fabbrica, è seguita la posa delle sette pietre d’inciampo, dedicate a Pericle Cima, Alberto Giuliani, Carlo Grassi, Francesco Orsini, Angelo Santambrogio, Ernesto Venegoni e Antonio Vitali, i lavoratori deportati che non sono più tornati a casa. Un ottavo lavoratore, Paolo Cattaneo, al quale non è stata dedicata alcuna pietra, era tornitore alla Franco Tosi e membro della Commissione Interna dell’azienda, e fu deportato con gli altri, quella mattina di gennaio del 1944, riuscendo tuttavia a sopravvivere al lager di Mauthausen.

Come trapela dai commenti di chi ha seguito l’evento, potrebbero essere aggiunte altre pietre di inciampo a questa prima serie, magari in altre zone della città, come già accade in altre città europee, dove si tramanda questa consuetudine. Secondo altri, è necessario un aggiornamento degli archivi storici del territorio del Legnanese dove sono indicati tutti i deportati, per non lasciare indietro nessuno, nei gesti e nelle occasioni che puntano al ricordo collettivo.

“Come Amministrazione abbiamo programmato e stiamo programmando interventi importanti sui beni storici e identitari della nostra città, perché in ognuno di questi c’è una parte di Legnano che non vogliamo vada smarrita, ma che, anzi, vogliamo continui a vivere, magari anche con una diversa vocazione, ma viva. A maggior ragione vogliamo che continui a vivere il ricordo di chi, a questa città e alla sua comunità, ha dato la vita. Lo facciamo mettendo una pietra con cui vogliamo lasciare un segno nella città materiale per dare forma alla Città della memoria, perché anche un bene immateriale come la memoria fa la ricchezza di una città, e rende unica una città. E la scelta coraggiosa, e senza possibilità di ritorno, fatta da questi sette lavoratori della Franco Tosi è, a tutti gli effetti, un patrimonio inestimabile della nostra Legnano”, ha detto il sindaco Radice.

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