“Da un lato c’è lo spazio di via Watteau, area ex industriale che negli ultimi trent’anni è stata infrastrutturata per un uso diverso: sociale e pubblico, ed è perfettamente funzionante, in sicurezza, attrezzata. Dall’altro lato c’è l’area di via San Dionigi individuata dal Comune di Milano. Area totalmente dismessa e inagibile fino a bonifica e messa a norma. Un posto malsano, forse avvelenato, sul quale occorrono ulteriori indagini per attestare che non si metta a rischio la salute di chi ci entra”.
Si legge così in un comunicato pubblicato dai referenti del Centro Sociale Leoncavallo, dopo la manifestazione di sabato scorso per protestare contro lo sfratto esecutivo del centro dai locali di via Watteau.
“La nuova area ci sembra che non sia all’altezza della storia del Leoncavallo”.
I sostenitori del Centro sociale hanno annunciato nell’autunno alcuni interventi culturali, tra cui La Terra Trema, Festa della Semina e del Raccolto, attività riconosciute in Italia e Europa, ed è per questo che si lavora per capire dove e come organizzare i nuovi eventi. I collettivi interni si stanno organizzando per costruire un calendario di iniziative di solidarietà per la Cassa di Resistenza.
Nel frattempo, nota positiva per il Leoncavallo, la Soprintendenza Archivistica ha avviato le pratiche per il riconoscimento ufficiale dell’ingente archivio storico del Centro dedicato a Fausto e Iaio. Un’eredità preziosa, di interesse pubblico e culturale, che si aggiunge a quella dei graffiti di Dauntaun, sui quali si è aperta una riflessione complessa sulla storia dell’identità artistica di Milano e anche della stessa area di via Watteau.



















