I Carabinieri di Rho hanno arrestato nelle scorse ore una dozzina di soggetti, tre portati in carcere, otto postio ai domiciliari, raggiunti dai militari a Bollate, Garbagnate Milanese, Novate Milanese, Baranzate, Arese, Senago, Paderno Dugnano, Cantù e a Caronno Pertusella.
Gli arrestati sono ritenuti gravemente indiziati del reato di associazione finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di sostanza stupefacente, cocaina.
Per gli stessi fatti, altre quattordici persone sono state denunciate, mentre sono state eseguite una trentina di perquisizioni domiciliari, attività che ha consentito di procedere ad altri due arresti in flagranza di reato sempre per detenzione di sostanza stupefacente di tipo cocaina al fine della vendita e per possesso di arma clandestina
Come spiegato dai Carabinieri, il provvedimento scaturisce dalle indagini effettuate dalla Tenenza di Bollate che, nell’arco di sei mesi, ha individuato la struttura dell’organizzazione criminale, la specifica suddivisione dei compiti operativi, la designazione delle responsabilità apicali, la localizzazione dei depositi ove veniva custodita e confezionata la sostanza stupefacente e il sistema di rifornimento ai distributori finali.
In particolare, dalle attività svolte, sia di tipo tradizionale come pedinamenti, osservazioni e controlli, sia di tipo tecnico (intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché installazioni di telecamere) è chiaramente emerso che l’organizzazione aveva una struttura gerarchica ben definita: al vertice spiccava la figura del leader noto negli ambienti con l’appellativo di Bad, un imprenditore edile di 35 anni, che gestiva l’intero sodalizio criminale e l’approvigionamento della droga, per la successiva, capillare, commercializzazione sul territorio attraverso i suoi “adepti”, il cui coordinamento era gestito a sua volta da una figura intermedia.
“La rete di pusher era particolarmente attiva nelle piazze di spaccio di Bollate e dei Comuni del circondario, virtualmente suddivise in “piazze” e “quadrati”; inoltre le dosi, confezionate con cellophane termosaldato trasparente, erano sistematicamente di forma quadrata e gli acquirenti memorizzavano in rubrica telefonica l’utenza dello spacciatore di turno da contattare, proprio con il nome “Quadrato”.
Lo spaccio avveniva ovunque: dai parcheggi isolati, ai giardinetti pubblici, fino ad aree antistanti supermercati ed esercizi commerciali; in altri casi i “pacchetti” – codice convenzionale usato dai pusher per indicare le dosi – venivano consegnati direttamente “a casa”, anche dalle finestre, o utilizzando il classico cartone della pizza a domicilio che consentiva di occultare più dosi: in questo modo le figure intermedie della struttura criminale rifornivano i cavallini”.
L’operazione ha consentito anche di rinvenire e sottoporre a sequestro una pistola beretta 7,65 con la matricola abrasa e 14 cartucce, 260 grammi di cocaina, più di 14mila euro nonché le attrezzature per il confezionamento.



















