lunedì, 26 Settembre 2022

Operazione “In vino veritas”: la Gdf sequestra 2 milioni di euro

(Foto Gdf)

I finanzieri del Comando Provinciale di Milano, nell’ambito di un’attività di indagine coordinata dalla Procura Europea (EPPO – European Public Prosecutor’s Office) – sede di Milano, hanno eseguito nelle scorse ore il sequestro preventivo di più di 2 milioni di euro, nei confronti di una azienda leader nel settore vitivinicolo.

Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, che coinvolgono in tutto tre persone e due società, puntano a chiarire un’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche dall’UE, connesse alla partecipazione ad un bando europeo.

Come si legge in una nota, la frode ai danni dell’Unione Europea riguarda l’ottenimento di un finanziamento diretto, pari a più di 5 milioni di euro, di cui 2 già erogati, in due tranche nel 2018 e nel 2020, dalla Agenzia Esecutiva dell’Unione Europea per i consumatori, la salute, l’agricoltura e la sicurezza alimentare, ed incassati dalla cooperativa , in qualità di “beneficiario-coordinator” del progetto. Le indagini hanno evidenziato la presenza di illeciti accordi tra la cooperativa (beneficiario-coordinator) ed il soggetto esecutore del progetto europeo (esecutore-implementing body), tesi a consentire al coordinator di vedersi riconosciuto un ingiusto profitto non contemplato dal progetto il quale, invero, prevedeva che il beneficiario avrebbe sostenuto il 20% dei costi dell’attività oggetto dei sussidi, non maturando quindi alcun guadagno. Il sistema fraudolento, secondo l’ipotesi investigativa, consisterebbe infatti nella pre-individuazione della società che avrebbe svolto il ruolo di implementing body, la quale si sarebbe poi agevolmente aggiudicata la successiva procedura di selezione.

Inoltre, le due società hanno anche stipulato un contratto di servizi denominato “Accordo Quadro”, apparentemente indipendente dal progetto ma in realtà destinato a dissimulare la retrocessione al coordinator del progetto, di un importo pari al 35% del costo ammissibile. In tal modo, le due imprese coinvolte nell’indagine avrebbero indotto in errore la competente Agenzia dell’Unione Europea, circa l’effettiva esistenza di un nesso strutturale e di un conflitto di interessi tra le parti, nonché sulla reale destinazione dei fondi erogati.

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