martedì, 27 Febbraio 2024

Oltraggio alla città di Parabiago: duri i commenti al furto sulla tomba di Libero Ferrario

(Foto da FB)

“La tomba di Libero Ferrario è stata profanata: si tratta di un fatto ignobile e ingiustificabile. Entrando nel cimitero probabilmente di notte, hanno asportato il busto di bronzo che, realizzato dallo scultore Alfeo Bedeschi, ritraeva un Ferrario sorridente, reduce dal trionfo a Zurigo nell’agosto del 1923 (quando il giovane parabiaghese portò l’Italia a conquistare la prima maglia iridata nel campionato di ciclismo su strada). Se è vero che da tempo e in ogni angolo del mondo l’escalation degli obbrobri non conosce tregue, riservandoci accadimenti che la razionalità della mente umana non riesce più ormai a decifrare, è pur vero che – quando esse feriscono molto da vicino – lo sconforto, il dolore e la rabbia prendono il sopravvento”. Inizia così un lungo commento all’episodio del trafugamento della statua del campione di ciclismo parabiaghese, Libero Ferrario, diffuso nelle scorse ore dal Gruppo Ciclistico Libero Ferrario.

Mentre i furti di oggetti di rame e di bronzo nei cimiteri non rappresentano, purtroppo, una novità, in questo caso, il furto di un’effige che ritrae il campione, suona come un vero oltraggio che ferisce l’intera comunità cittadina.

“Libero Ferrario è stato un campione, ma anche un uomo sfortunato perché la malattia ne ha accorciato prima la carriera e poi lo ha stroncato, non ancora trentenne. Il furto del busto appare come un capitolo squallido, scritto da mani avide e vigliacche, che si aggiunge a quelli di una vita già breve e già tormentata: perché offendere la memoria di un uomo che ha messo la sua forza fisica al servizio della città e, contestualmente, ferire una comunità nella sfera degli affetti e dei ricordi più elevati?”, scrivono dall’associazione.

Il Gruppo Ciclistico Libero Ferrario, che da decenni onora la memoria del ciclista con eventi sportivi, civici e culturali, condanna questo sacrilegio e si rivolge direttamente a coloro che hanno oltraggiato una città non avendone contezza, affinché si ravvedano e restituiscano il maltolto.

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