lunedì, 24 Gennaio 2022

Non potrebbe riaprire la piscina di Legnano a chi ne usufruiva per ragioni terapeutiche?

Mentre gli atleti delle società sportive di nuoto continuano ad allenarsi alla piscina comunale di via Gorizia a Legnano, dove le vasche sono dedicate agli agonisti, sono rimasti a casa, a causa delle restrizioni anti Coronavirus, senza possibilità di accedere al nuoto numerosi cittadini che, anche a Legnano, stavano frequentando l’impianto natatorio “F. Villa” per seguire terapie consigliate dai medici curanti.

Tra i lettori di Settenews.it alcune di queste persone si sono chieste perché non si possa riaprire la piscina a chi ha bisogno del movimento fisico eseguito in acqua, per riacquistare forza e tonicità e contrastare gli effetti di varie patologie sia croniche, sia degenerative.

“In più casi sono proprio i neurologi a consigliare il nuoto tra gli esercizi che completano e supportano efficacemente le cure, nel caso delle malattie muscolari degenerative. Così mi sono iscritto in piscina, ma poi l’epidemia ha fermato tutto. Entravo in vasca tre volte alla settimana, ricevendo enorme beneficio dal nuoto, che irrobustisce tutti i muscoli del corpo, rafforzandoli contro un male che richiede un enorme lavoro fisico per essere rallentato. Il nuoto come motivo di speranza per un futuro migliore, anche per chi come me ormai invecchierà con questa malattia”, racconta un legnanese di mezza età.

La piscina di Legnano chiusa al pubblico, che del resto non è un centro di riabilitazione ma un impianto natatorio di tipo sportivo, dove si tengono corsi di nuoto, fitness in acqua e la preparazione agonistica, non potrebbe prevedere delle deroghe per i cittadini in possesso di certificazioni mediche?

Se i DPCM contro il Covid-19 fermano palestre e piscine, creando disagi al mondo dello sport, che accetta il “sacrificio” in nome della salute di tutti, per chi si curava con lo sport il sacrificio è ancora più grande, sperando che non comporti conseguenze irreparabili.

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