Dopo lo sciopero dello scorso 29 luglio e il presidio sotto Palazzo Lombardia, dove si è tenuta l’audizione in IV Commissione del Consiglio Regionale, nelle scorse ore le lavoratrici e i lavoratori di Nerviano Medical Sciences (NMS) si sono riuniti in un’assemblea partecipatissima.
Un’assemblea che ha lanciato un messaggio forte, chiaro e determinato: i lavoratori non si arrendono, ma si organizzano.
Così parte in queste ore la procedura per l’elezione della nuova RSU, la Rappresentanza Sindacale Unitaria, scaduta da tempo, a testimonianza della volontà di presidiare il presente e il futuro del sito, della ricerca oncologica italiana e di oltre trecento professionalità altamente qualificate.
Come spiegato in una nota, l’elezione della RSU rappresenta uno strumento democratico fondamentale, un primo passo concreto verso una battaglia collettiva e organizzata.
La decisione del fondo PAG, attuale proprietario di NMS, di chiudere le attività di ricerca rappresenta una scelta scellerata che mette a rischio il lavoro di centinaia di chimici, biologi, tecnici e operatori altamente specializzati, un’eccellenza unica in Europa nello sviluppo integrato di farmaci antitumorali, e l’intero ecosistema scientifico italiano nel settore oncologico.
NMS è infatti uno dei pochissimi centri europei in grado di gestire tutte le fasi dello sviluppo di un farmaco, dalla scoperta molecolare alla produzione in GMP, passando per le fasi precliniche e cliniche.
Oltre tutto, la chiusura di NMS non rappresenta soltanto una crisi occupazionale, ma una grave perdita per il sistema della ricerca italiano, che comportebbe la dispersione di brevetti, tecnologie e progetti in pipeline, nonché competenze uniche sviluppate in decenni di attività. La fuga di ricercatori e professionisti all’estero o in settori meno strategici sarebbe una ferita per l’intero Paese.
I sindacati chiedono il blocco immediato della procedura di delocalizzazione e di ogni prospettiva di licenziamento collettivo, l’apertura urgente di un tavolo di crisi al MIMIT e al Ministero della Salute, della ricerca, con il coinvolgimento di Regione Lombardia. Quindi un intervento pubblico a tutela del sito.
“La ricerca oncologica non può essere governata soltanto dal mercato. Serve una visione industriale e politica che riconosca il suo valore come bene comune e asset strategico per il Paese. Se NMS chiude, non perdiamo solo posti di lavoro: perdiamo una parte dell’indipendenza scientifica, tecnologica e industriale dell’Italia. Nerviano vive. E continuerà a vivere se le istituzioni sapranno assumersi la responsabilità di difendere la scienza, l’occupazione e il futuro”.



















