domenica, 19 Aprile 2026
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Milano non chiude la collaborazione con il quartiere Chinatown

(Foto da FB)

Mentre non cessa l’allerta in tutto il mondo per contrastare il diffondersi del Coronavirus, che ha già mietuto più di novecento vittime, anche in Lombardia e a Milano si lavora per scongiurarne la diffusione, ma anche per debellare pregiudizi e paure infondate.

Così nei giorni scorsi, sia il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, sia il sindaco di Milano Giuseppe Sala, hanno incontrato i cittadini del Centro culturale cinese, per proseguire con loro un confronto costruttivo, che ponga al centro di ogni considerazione la sicurezza, ma sgombri il campo dalla psicosi, dagli allarmismi del tutto inutili e dannosi.

L’epidemia sta creando difficoltà anche all’economia, oltre che alla società, e non soltanto ai cinesi.

Soddisfatto dei confronti e degli incontri con i residenti di via Sarpi, cuore del quartiere cinese del capoluogo lombardo, anche il console cinese Song Xuefeng, che ha detto di apprezzare molto il dialogo con Sala e i cittadini.

Sulla questione si è nuovamente espresso Francesco Wu, imprenditore di Legnano, referente in Confcommercio Milano per l’imprenditoria straniera e presidente onorario dell’Unione Imprenditori Italia-Cina, che ha detto: “Alcuni rischiano di farsi governare dalla paura. Questo è un momento difficile per la comunità cinese, che sta soffrendo sia per la fobia degli altri nei nostri confronti, sia per le attività commerciali e imprenditoriali. La vicinanza dell’amministrazione, del sindaco e degli assessori ci fa davvero piacere”.

Wu ha parlato con Fontana dell’isolamento dei bambini cinesi nelle scuole: “Abbiamo approfittato della visita per dire di persona al governatore Fontana che la proposta di isolare i bambini cinesi ed italiani, che tornano dalla Cina, sia una richiesta che a nostro parere non ha senso, perché ci sono pochissimi bambini che tornano dalla Cina in questo periodo dove in Italia non è vacanza, e i bambini vanno a scuola tutti i giorni. Se c’è necessità bisogna fare una proposta per chiedere l’isolamento di tutte le persone che tornano dalla Cina in special modo gli adulti, sia cinesi, che già si mettono in auto isolamento preventivo volontario, sia gli italiani, che nella maggior parte l’auto-isolamento preventivo non lo fanno.
Siamo preoccupati della proposta, anche perché così diamo credito alla paura di quelle mamme che non vogliono far incontrare più i propri bambini con i bambini cinesi”.

Secondo Wu, il danno economico provocato dalla paura del Coronavirus, spesso infondata, potrà avere ripercussioni gravi a catena sui fornitori e sui posti di lavoro, poiché l’80% del fatturato delle imprese italocinesi rimane sul territorio italiano. Un danno anche per l’economia italiana, non soltanto per quella cinese, come sottolinea Wu via social: “Con circa 70mila imprese a gestione cinese in Italia i numeri sono spaventosi. Moltiplicando per 500 euro (è solo una mia stima personale) di media al giorno, sono 35milioni di euro persi al giorno”.

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