L’emergenza sanitaria da Coronavirus, che ha imposto restrizioni alle attività e agli spostamenti, a livello mondiale, sta dando un buon risultato per quanto riguarda le sostanze inquinanti nell’aria.
Uno studio recente sulla questione ha precisato che, in queste settimane, si assiste ad un calo delle concentrazioni di CO2 e PM10 nell’aria, positiva conseguenza della criticità sanitaria. Il traffico ridotto, le fabbriche bloccate stanno determinando la riduzione significativa delle emissioni di particelle inquinanti nell’atmosfera, facendo “respirare” il pianeta.
Per molti osservatori, soprattutto scientifici, si tratta di un risultato che deve far riflettere, soprattutto in vista della futura ripresa economica che avverrà al termine della pandemia.
Sul fronte del buco dell’ozono, arriva un altro segnale: il buco sui cieli dell’Antartide si sta chiudendo. Se non del tutto rimarginato, ci sono segnali che le cose stanno cambiando.
L’ozono, strato che filtra le radiazioni ultraviolette che arrivano dal Sole e dallo spazio, sta tornando a compattarsi, senza lacerazioni. Questo effetto è da attribuirsi all’attuazione degli accordi di Montreal nel 1987, tesi a ridurre la produzione ed emissione dei clorofluorocarburi, capaci di assottigliare l’ozono, calotta protettiva della Terra.
La conseguenza della chiusura progressiva del buco dell’ozono, dovrebbe portare a delle modificazioni in senso climatico, ancora da verificare.


















