mercoledì, 29 Maggio 2024

Lotta dura allo spaccio di droga: arrestati nella notte due trafficanti

E’ successo la notte scorsa, lunedì 24 aprile: i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Milano, al termine di un lungo inseguimento, hanno arrestato anche per resistenza a pubblico ufficiale, due uomini di origini marocchine di 29 e 33 anni, gravati da pregiudizi di polizia per spaccio di sostanze stupefacenti. Il primo, esponente di spicco del traffico di droga nei boschi dell’area prealpina, era ricercato per l’esecuzione di un decreto di fermo della Procura della Repubblica di Varese proprio per spaccio di sostanze stupefacenti, e resistenza a pubblico ufficiale. 

Come si legge in una nota diffusa dall’Arma, l’inseguimento ha preso il via alle 4 circa, dopo che una Passat, con a bordo i due nordafricani, con un’improvvisa e violenta accelerazione ha forzato un posto di controllo dei Carabinieri in via San Giusto. La fuga dell’auto, inseguita dalle pattuglie del Nucleo Radiomobile, è proseguita fino all’imbocco della tangenziale Ovest, dove l’auto ha effettuato un’improvvisa manovra di inversione di marcia, percorrendo il tratto autostradale dell’A7 in contromano fino a viale Famagosta. Perso il controllo dell’autovettura, che si è schiantata contro un guard rail di piazza Maggi, le due persone a bordo hanno cercato di darsi alla fuga a piedi venendo, però, circondate e bloccate dai Carabinieri.

Uno dei due fuggitivi, il 29 enne, è stato identificato in un pericoloso trafficante di droga operante nell’area prealpina del Varesotto. Ai militari dell’Arma, che negli ultimi anni, con la c.d. “Operazione Maghreb” hanno colpito lo spaccio nei boschi dell’Alto Varesotto, era noto per il suo coinvolgimento, quale elemento di spicco dell’organizzazione per il traffico di stupefacenti nelle aree boschive. Attualmente era ricercato perché destinatario di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto. L’arrestato è stato portato nel carcere di San Vittore, a Milano.

L’altro fuggitivo, il 33enne, è stato arrestato e condotto in camera di sicurezza dove si trova oggi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. 

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