sabato, 11 Aprile 2026
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Lo scrittore Andrea Vitali: “Torno a fare il medico”

(Foto da web - Wikipedia)

Storie di ordinaria Lombardia, storie semplici di gente comune con più di un talento messo a disposizione della collettività: lo scrittore Andrea Vitali, classe 1956, nato e cresciuto a Bellano, sulla sponda orientale del Lago di Como, sceglie in questi giorni di tornare ad esercitare la professione medica.

In seguito alla chiamata di un collega in quarantena, che gli ha chiesto di sostituirlo in ambulatorio, Vitali ha scelto di mettersi nuovamente al servizio del suo Paese e della professione medica, riprendendo la borsa con gli attrezzi del mestiere.

Vitali si è laureato in medicina negli anni ’80, ed ha svolto a Bellano la professione di medico di base per più di trent’anni. Ma la sua passione è sempre stata la scrittura, così nel 2014 ha lasciato l’attività di medico, per dedicarvisi completamente.

Il suo romanzo d’esordio nel 1990 è stato “Il procuratore”, che gli è valso il Premio Montblanc cui hanno fatto seguito, nel 2006, la vittoria del Premio Bancarella con il romanzo “La figlia del Podestà”, e due piazzamenti come finalista ai premi Campiello e Strega nel 2009.

Le sue opere sono state tradotte in diversi Paesi dell’Unione ed extra europei, tra cui Francia, Germania, Polonia, Serbia, Grecia, Romania, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Ungheria, Giappone e Turchia.

Andrea Vitali, medico e scrittore, sta preparando l’uscita di una sua nuova opera:  il 6 aprile sarà disponibile in formato digitale una storia scritta insieme ad altri colleghi, intitolata “Andrà tutto bene”, i cui proventi saranno destinati all’ospedale di Bergamo.

Come ha detto Vitali in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, “Gli eroi sono altri. Gli infermieri con i volti scavati e i segni della mascherina. I medici che vivono in trincea. I volontari che continuano a prestare la loro opera, chi non può fermarsi perché deve garantire cibo e farmaci. Io ho semplicemente risposto a una chiamata: non me la sono sentita in un momento come questo di voltare la faccia da un’altra parte”.

Silvia Ramilli

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