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“L’isola di Arturo”: l’isola di Procida celebrata anche da Elsa Morante

(Foto da web)

Alcuni mesi fa, un documentario in televisione sulle isole italiane illustrava in tutti i suoi aspetti l’Isola di Procida. Quest’isola vulcanica con piccoli borghi arroccati sulle colline, con mille colori, idilliaco contesto di barche di pescatori, dalla bellezza tipicamente mediterranea, è stata una grande protagonista sia nella letteratura, sia al cinema.
L’immagine più bella quella della moltitudine di colori delle casette davanti al Golfo di Napoli: sembrava un paesaggio di alti tempi e invece no, erano riprese televisive del marzo 2024. La sua è una bellezza tipicamente mediterranea e alla fine degli anni ’50 Elsa Morante scrive un romanzo ispirandovisi: “L’isola di Arturo”. Precisamente esce nel 1957. È un romanzo di formazione.

Il personaggio protagonista del romanzo è Arturo Garace, è anche il narratore degli avvenimenti, un giovane nato a Procida, nella Casa dei Guaglioni, le case dei Guaglioni a Procida erano due Villa Eldorado e la pensione Savoia, e quella indicata nel romanzo era la Villa Eldorado, da Wilhelm Garage e da madre sconosciuta morta durante il parto. Nella prima parte del romanzo Arturo dimostra di essere immaturo e narcisista, lo considera l’incarnazione della perfezione, anche se con lui ha rapporti molto ristretti, a causa dei continui viaggi. Si dimostra molto superbo con Nunziata e geloso col fratello Carmine. Durante il corso del romanzo Arturo deve fare i conti con delle emozioni completamente sconosciute, che lo faranno crescere e scoprire nuove realtà. Alla fine del romanzo la sua partenza da Procida è da intendere come l’abbandono della fanciullezza e la sua maturazione.

Arturo, immagina suo sempre assente come un grande avventuriero sempre in viaggio, e in procinto di iniziare nuove e grandiose imprese lo considera come un condottiero che legge nelle avventure. E’ proprio il suo arrivo a far crollare quel castello fantastico e idilliaco che si era creato nella sua immaginazione.

Quando Wilhelm torna, non è solo ma accompagnato dalla giovane moglie sedicenne napoletana di nome Nunziatella, coetanea di Arturo.

Lui che è orfano di madre, non ha mai conosciuto una donna, nei momenti di assenza del padre vive solo con il suo cane il quale ne è molto legato istintivamente prova sin da subito una forte avversione nei confronti della ragazza, ed è timoroso che essa possa sostituire la madre defunta dandolo alla luce. In realtà la ragazza gli provoca dei sentimenti contrastanti, mai provati prima, che non sa ancora esprimere.

Il padre riparte subito, e sono solo loro due a vivere nella grande casa, lei cerca di istaurare un rapporto con Arturo, il quale è troppo geloso delle attenzioni che il padre riserva a Nunziata, creando un muro impenetrabile.

La situazione cambia quando Nunziatella da alla luce Carmine suo fratello. Il parto avviene di notte, e Arturo sente i lamenti lancinanti di Nunziatella, fino a far temere la sua morte come sua madre. Lei sopravvive dedicandosi completamente al neonato, cosa che fa ingelosire non poco Arturo, e guardandola baciare il neonato Carmine riflette sul fatto di non avere avuto mai attenzioni così.

La gelosia di Arturo gli abbaglia l’esistenza, a tal punto che decide di inscenare un suicidio ingurgitando una quantità di pastiglie sonnifero lasciate incustodite dal padre. Arturo sapeva benissimo che la dose ingerita non era in grado di uccidere un uomo, ma abbastanza forte per un ragazzo come lui, che gli provocano un forte torpore costringendolo a letto e Nunziata è costantemente sempre al suo capezzale per aiutarlo e curarlo. Una volta rimessosi prova a baciare di sorpresa la matrigna che lo respinge e allontana subito mostrando paura. Allontanato da Nunziatella, fa conoscenza con Assunta, giovane vedova amica di Nunziatella, con cui ha le prime esperienze sessuali, scoprendo di non essere attratto da lei, bensì di essere innamorato di Nunziatella, quando scopre che Assunta ha molti altri amanti, la abbandona ingiuriandola.

Quando il padre fa ritorno a Procida, lui da sempre era abituato ad attenderlo sul molo ma quel giorno si stupisce vedendo che il padre stava aspettando un giovane carcerato. Da quel giorno il padre inizia a condurre una vita schiva, ignorando la moglie e il figlio, rifiutando anche la compagnia di Arturo.

Una sera, decide di pedinarlo di nascosto arrivando al penitenziario dell’isola, dove il padre si mette a cantare rivolgendosi a una finestra, poi si mette a fischiare in un codice che lui pensava, essere un segreto solo di loro due. Finalmente, il carcerato compare alla finestra rispondendo con un fischio in codice.

Il giorno prima del suo compleanno, tornando a casa e trova Tonino Stella il giovane appena scarcerato, ospite in casa di suo padre, e da questi capisce che suo padre non era un avventuriero, e che i viaggi repentini erano prevalentemente a Napoli, e che Tonino sta aspettando suo padre per un viaggio, che al termine gli avrebbe regalato una cospicua somma per ricominciare una vita a Roma. Si capisce così che i suoi comportamenti erano fatti per nascondere la sua omosessualità. Qui Arturo rifiuta l’ultimo tentativo conciliante del padre, e rivela a Nunziata che suo marito è innamorato di Tonino al punto di partire con lui.

A questo punto Arturo fugge, si nasconde e prende un piroscafo, arruolandosi come volontario nella Seconda Guerra mondiale, per mettersi alla prova in combattimento.

Alla fine Arturo lascia Procida, e sul piroscafo non guarda l’isola allontanandosi, ma riapre gli occhi soltanto quando ormai è sparita al suo sguardo.

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