7.9 C
Comune di Legnano
giovedì 4 Marzo 2021

LEGNANO – Una storia della Franco Tosi in occasione del 25 aprile: Arnaldo Martignoni

Ti potrebbe interessare

Luanvi nel pacco gara degli atleti del prossimo Campaccio Cross Country

L’azienda spagnola Luanvi, tramite RV-Distribution, fa il suo ingresso nello sport italiano sostenendo l’evento internazionale Campaccio Cross Country Permit World Athletics, che si disputerà...

Al via lunedì 8 marzo i lavori stradali in via per San Giorgio a Legnano

Partiranno lunedì 8 marzo l’adeguamento funzionale e la messa in sicurezza della strada, in via per San Giorgio, a Legnano, con l’introduzione di un...

Fermata la baby gang delle aggressioni nel Milanese

E’ successo questa mattina, giovedì 4 marzo: i Carabinieri della Stazione di Solaro, nel Milanese, hanno fermato e sottoposto alla misura cautelare del collocamento...

Sanremo 2021: la seconda serata omaggia Ennio Morricone

Serata rivolta al passato quella di ieri, mercoledì 3 marzo, la seconda del Festival di Sanremo 2021: sul palco del Teatro Ariston si sono...

In occasione delle celebrazioni per il 71esimo anniversario della Liberazione, abbiamo pensato di raccontarvi una storia tutta legnanese.
L’11 settembre 1943, l’Italia del Nord venne occupata dai tedeschi, che costruirono mininsteri paralleli, costituirono corpi speciali di polizia e nominarono consiglieri civili di loro gradimento in tutto gli uffici politici della repubblica italiana. L’ambasciatore tedesco in Italia, Rudolf Rahn, divento’ ministro plenipotenziario di Hitler con poteri amplissimi.
L’industria italiana dell’epoca, Franco Tosi compresa, veniva spremuta il piu’ possibile a fini bellici: il generale delle SS Hans Leyers si occupava di controllare le fabbriche per verificarne la produzione; in Tosi, pero’, si resisteva cercando in tutti i modi di rallentare il lavoro. Il 18 novembre 1943, ebbe luogo il primo sciopero sotto l’occupazione tedesca e qui si colloca l’episodio di cui ci ha raccontato il signor Arnaldo Martignoni, 83 anni, unico rimasto di quell’era e che assistette ad un atto di forza delle SS all’interno dei cancelli della Franco Tosi:

Dopo quell’episodio, avvenne quello ben piu’ conosciuto della deportazione della Commissione interna della ditta: la mattina del 5 gennaio ’44, gli operai della Franco Tosi occuparono gli uffici dei dirigenti e il generale delle SS Otto Zimmermann, colui a cui era stato affidata la repressione degli scioperi nell’Alta Italia, fu immediatamente informato.
Nel primo pomeriggio del 5 gennaio, due camion pieni di SS varcarono il cancello della Franco Tosi. Nel piazzale centrale erano radunati tutti gli operai, alcune migliaia. Reparti fascisti si erano invece collocati all’esterno della fabbrica a presidiare gli ingressi.
In pochi attimi le SS scesero dai camion e posizionarono le mitragliatrici. Con un altoparlante si ordino’ ai lavoratori di ritornare in fabbrica. Nessuno si mosse. Il comandante ordino’ “Fuoco!!“… ma le raffiche fortunatamente furono rivolte in aria. La massa ondeggio’, incredula e sbigottita.
Subito dopo scatto’ la caccia ai rappresentanti sindacali e ai più noti lavoratori antifascisti. Bisognava arrestarli per separare i lavoratori dai loro dirigenti sindacali più conosciuti e stimati. Solo così i tedeschi speravano di mettere fine a quella lunga sequela di scioperi che era iniziata nel marzo dell’anno precedente.
Vennero arrestati una sessantina di lavoratori e portati nel carcere di San Vittore. Nella notte reparti tedeschi e fascisti arrestarono alcuni antifascisti legnanesi.
Nel carcere milanese vennero interrogati e dopo alcuni giorni rilasciati, meno otto lavoratori, quasi tutti appartenenti alla Commissione Interna.
Dopo alcuni giorni a San Vittore, gli otto dipendenti della Tosi vennero avviati nel campo di Fossoli (Dulag, campo di transito), dal quale partirono su vagoni piombati l’8 marzo ’44 con altri 600 lavoratori provenienti dalla Toscana, da Milano e Torino (trasporto n. 32).
Giunsero a Mauthausen l’11 marzo ’44. Furono classificati con la categoria “Schutzhaftlinge” (prigioniero politico, mandato di arresto per motivi di sicurezza). Nel lager venne a loro chiesto il mestiere per sfruttarli meglio fino alla morte. Alcuni di loro passarono attraverso diversi sottocampi. Sette morirono di fame, freddo, lavoro forzato e malattie. Uno solo sopravvisse: Paolo Cattaneo, ma morì suicida pochi anni dopo.
I loro nomi erano:
– Pericle Cima
– Carlo Grassi
– Francesco Orsini
– Angelo Santambrogio
– Ernesto Venegoni
– Antonio Vitali
– Paolo Cattaneo
– Alberto Giuliani
Nel cimitero di Legnano ci sono le tombe dei deportati del 5 gennaio ‘44, naturalmente sono tombe vuote perché i loro corpi furono bruciati nei forni crematori. Sicuramente questo è il destino di Angelo Sant’Ambrogio e Francesco Orsini morti nel castello di Hartheim, ma anche a Mauthausen e Gusen c’erano forni di incenerimento dei corpi.
Anche se le tombe non contengono le loro spoglie, non per questo non devono essere meta di pellegrinaggio e di commosso ricordo.

FONTI: anpilegnano.it; Gonzalo Alvarez Garcia “Quelli della Tosi – Storia di un’azienda” Ed. Libri Scheiwiller

Articoli correlati

Legnano commemora i deportati della Tosi a Mauthausen

In occasione del 76° anniversario della deportazione a Mauthausen di alcuni operai della Franco Tosi, l'Amministrazione comunale di Legnano, in collaborazione con la sezione...