domenica, 25 Febbraio 2024

“Le avventure di Robinson Crusoe”: il primo romanzo della letteratura inglese

(Foto da web - literature.fandom.com)

Le avventure di Robinson Crusoe” è un romanzo di Daniel Defoe pubblicato nel 1719. Nel romanzo si racconta la storia di un naufrago che trascorre ben 28 anni della sua vita su un’isola tropicale deserta, vicina alle coste del Venezuela. E’ un romanzo d’avventura, come genere letterario, e detiene il posto di primo romanzo della letteratura inglese.

Perché leggere il romanzo Robinson Crusoe? Perché è uno di quei classici che, nella vita, prima o poi vanno letti, probabilmente è se non il primo sicuramente uno dei primi romanzi d’avventura che siano mai stato scritto. Io personalmente mi sono avvicinato a questa lettura, grazie al consiglio di un mio professore delle scuole medie e non posso fare altro che ringraziarlo perché l’ho trovata davvero piacevole.

Poi perché il fascino di questo libro consiste nel racconto particolareggiato delle difficoltà iniziali del protagonista, ma anche della sua notevole capacità di adattarsi a uno stila di vita primitivo e non consueto. Il protagonista compie un viaggio a ritroso, dalla civiltà all’essere privo di tutto. Inizia per lui una lotta per la sopravvivenza. Poi l’incontro con Venerdì lo riporta ad un ruolo dominante, di precettore, d’insegnante, riconducendolo alla convinzione di essere lui il civilizzatore. Un romanzo da leggere o rileggere con passione.

Robinson Crusoe è un ragazzo in cerca di avventura, nonostante il padre non sia d’accordo e voglia che lui segua la vita della classe media cui appartiene. Contro ogni volere, il figlio compiuti 19 anni parte con una nave. Ma la decisione di andare contro gli ordini del padre gli si ritorceranno contro già dal primo viaggio, in cui sarà catturato dai pirati. Il protagonista intraprenderà diversi viaggi in mare, che non andranno sempre bene, fino a quando, dopo un naufragio si trova su un’isola e deve cavarsela con le sue sole forze, combattendo tutte le sue paure. Ogni anno che passa, impara sempre cose nuove e capisce che dopo tutto non gli è andata cosi male. Sarebbe potuto finire su un’Isola di cannibali o incontrare bestie feroci. Solo verso la fine della sua permanenza sull’isola farà poi conoscenza con altra gente, soprattutto un selvaggio a cui salva la vita e che chiamerà Venerdì, il quale gli giura fedeltà.

L’istinto di sopravvivenza lo aiuta e, anno dopo anno, Robinson riuscirà a diventare il re dell’isola. Impara a sue spese, quanto non valga nulla la ricchezza e tutto ciò che noi siamo attaccati, comprende che le cose importanti nella vita sono altre. Solo restando soli e senza nulla si riesce a comprendere.

L’autore scrive il romanzo come un diario, che lo stesso narratore è il protagonista. Con il romanzo si pone il problema dell’uomo solo, contro la natura e Dio. Mette in risalto la civiltà del suo tempo, dove l’uomo bianco era superiore all’uomo di colore (i selvaggi) sentendo il dovere di civilizzare i paesi in cui vivono questi selvaggi, insegnando loro la lingua e la religione. Robinson ha con sé una Bibbia, che non avendo molto da fare la legge e la rilegge, ponendosi degli interrogativi sull’anima. Inizierà a chiedersi se il porsi del mondo nei confronti della natura e Dio sia corretto.

Il messaggio che questo rimanzo trasmette è molto chiaro: non perdersi mai davanti alle difficoltà che la vita fa incontrare, anche se molto grandi, e con un po’ di cervello si può arrivare alla soluzione.

Robinson Crosue è un romanzo non semplice da leggere, carico di dettagli fin quasi a sfinire, ma rappresenta uno dei pilastri con i quali alla fine un buon lettore deve confrontarsi, oltre a essere un eccellente specchio dell’epoca. Interessante, consiglio a tutti i tipi di lettori, soprattutto ai ragazzi.

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