venerdì, 20 Maggio 2022

L’allarme lanciato dai centri estetici: se chiusi in zona rossa dilaga l’abusivismo

I centri estetici chiusi nelle zone rosse, secondo le misure previste a livello nazionale per il contenimento dei contagi da Covid-19, denunciano, oltre alle loro difficoltà, la dilagante piaga dell’abusivismo. Numerosi soggetti, qualificati ma spesso no, stanno svolgendo le attività tipiche dei centri estetici a domicilio, o in sedi non idonee all’esercizio della professione.

E la domanda è: perché i centri estetici sono chiusi, e non lo sono i parrucchieri e i barbieri? La CNA, Confederazione nazionale Artigianato, che sostiene i centri estetici, denuncia in queste ore la disparità di trattamento e, soprattutto, il dilagare dell’abusivismo professionale.

“Secondo i provvedimenti validi delle zone d’Italia rosse, nei centri estetici il contagio da Coronavirus è un rischio certo, e comunque più elevato che altrove. Risultato: prolifera il lavoro abusivo, che spesso viene effettuato direttamente a casa del cliente (o dell’estetista). A distanza di dieci mesi dal primo lockdown ancora non si è in grado di mettere in discussione una scelta politica che in quest’ultimo periodo appare quanto più inadatta a perseguire lo scopo che si prefigge: il contenimento del virus. La smisurata diffusione del lavoro abusivo è la tragica conseguenza della chiusura dei centri estetici, i cui titolari hanno investito migliaia di euro per garantire la massima sicurezza del cliente”, ha commentato Brigida Stomaci, presidente di Unione Benessere e Sanità di CNA Lombardia.

I titolari dei centri estetici alle riaperture si sono dotati, nei mesi scorsi, di tutti i dispositivi atti a garantire sicurezza, adesso attendono che il Governo si ricordi anche di loro e gli permetta di riaprire, nel rispetto delle regole.

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