Dopo più di un secolo, Milano celebra nuovamente uno dei pittori più emblematici dell’Italia post-unitaria: Giuseppe Pellizza da Volpedo.
La Galleria d’Arte Moderna ha aperto le sue sale ad una grande mostra monografica, che ripercorre in profondità il percorso artistico e umano dell’autore, andando ben oltre il suo celebre “Quarto Stato”. Un’occasione rara e significativa per riscoprire la complessità di un artista troppo spesso ridotto ad una sola immagine.
Era il 1920 infatti, quando per la prima volta, la città di Milano dedicava una grande mostra a Pellizza da Volpedo. Oggi, 105 anni dopo, la GAM offre un nuovo sguardo sull’opera di questo maestro del divisionismo, restituendolo al pubblico attraverso quaranta opere, tra dipinti e disegni, che documentano l’evoluzione stilistica e intellettuale del pittore piemontese.
Il “Quarto Stato” il capolavoro più noto di Pellizza, completato nel 1901 raffigura un gruppo compatto di lavoratori che avanza in marcia, simbolo potente di una nuova classe sociale che si afferma nel Paese: la classe operaia.
L’opera vuole essere un manifesto visivo della lotta per la dignità e i diritti civili in un’ Italia profondamente segnata dalle disuguaglianze.
Non è soltanto un quadro politico, ma è il frutto di una passione artistica ed umana che unisce realismo sociale e sperimentazione tecnica, con la figura femminile in primo piano che ritrae l’amatissima moglie di Pellizza, simbolo di speranza e umanità.
Giuseppe Pellizza da Volpedo nacque nel 1868 nel borgo di Volpedo, in Piemonte.
La sua vita fu segnata da una profonda dedizione all’arte e da un impegno civile che traspare in tutte le sue opere. Dopo la prematura morte della moglie cui era legatissimo, il dolore lo travolse fino a spingerlo al suicidio nel 1907 a soli 39 anni.
Lasciò due figlie piccole e un’eredità artistica che sarebbe stata riconosciuta e celebrata soltanto a distanza di anni.
La sua storia personale è indissolubilmente legata a quella delle sue opere, in cui la lotta sociale si intreccia con il dramma umano, facendo di Pellizza da Volpedo un artista capace di fondere impegno, tecnica e profondità emotiva.
La mostra, sviluppata nei suggestivi ambienti di Villa Reale, si propone di smontare il mito dell’artista “di un’unica opera”.
Al centro della narrazione non c’è soltanto la potenza simbolica e sociale del “Quarto Stato”, ma anche la sperimentazione pittorica che ha caratterizzato tutta la sua carriera, dalle prime prove naturaliste cariche di lirismo malinconico, fino alle ricerche luministiche e cromatiche più audaci, proprie del linguaggio divisionista.
Le sale accolgono una selezione di capolavori come “Speranze deluse” e “Il fienile”, testimonianze della volontà di Pellizza da Volpedo di fondere la figura umana e il paesaggio in composizioni armoniche e simbolicamente dense.
Opere che parlano di dolore, di trasformazione, di idealismo e di un dialogo profondo con la natura.
Tra le opere esposte, “Autoritratto” assume un ruolo centrale, una chiave di lettura di un’esistenza vissuta con intensità e solitudine. La mostra evidenzia come il pittore sia stato anche un pensatore: curioso, impegnato, desideroso di dare un contenuto etico e filosofico all’arte.
La sua permanenza a Firenze e a Roma, la vicinanza con artisti e intellettuali dell’epoca, testimoniano un’esigenza continua di approfondimento e di confronto con i grandi temi dell’uomo e della società.
La mostra si può visitare alla GAM di via Palestro 16 a Milano, fino al prossimo 25 gennaio.


















