giovedì, 11 Agosto 2022

Il regista Pupi Avati scrive alla RAI

Sta facendo in giro del web in questi giorni, il contenuto di una lettera che il regista Pupi Avati ha scritto alla RAI, dal suo isolamento a Milano, invitando i dirigenti dell’emittente nazionale a riflettere e a far tesoro di questo fermo forzato, per crescere culturalmente.

“Ecco questo tempo che sto vivendo che non somiglia a niente, è un pezzo della mia vita che vivo con gli occhi chiusi, in attesa di poterli riaprire. E quel mondo che si sta allontanando, che non tornerà più ad esserci, che non piaceva a nessuno, del quale tutti si lamentavano, eppure temo che di quel mondo proveremo una crescente nostalgia. E allora mi chiedo perché in questo tempo sospeso fra il reale e l’irreale, come in assenza di gravità, i media e soprattutto la televisione e soprattutto la RAI, in un momento in cui il Dio Mercato al quale dobbiamo la generale acquiescenza all’Auditel, non approfitti di questa tregua sabbatica di settimane, di mesi, per sconvolgere totalmente i suoi palinsesti dando al Paese l’opportunità di crescere culturalmente. Perché non si sconvolgono i palinsesti programmando finalmente i grandi film, i grandi concerti di musica classica, di jazz, di pop, i documentari sulla vita e le opere dei grandi pittori, dei grandi scultori, dei grandi architetti , la lettura dei testi dei grandi scrittori, la prosa, la poesia, la danza, insomma perché non diamo la possibilità a milioni di utenti di scoprire che c’è altro, al di là dello sterile cicaleccio dei salotti frequentati da vip o dai soliti opinionisti”, si legge in un passaggio della lettera.

Una lunga lettera, con cui il regista bolognese trapiantato a Milano auspica che questo momento difficile che sta vivendo il Paese sia foriero di rinascita sociale e culturale, in cui i mezzi di informazione possono fare qualitativamente la propria parte, impegnandosi nella trasmissione di programmi che non siano solo frutto di auditel.

Giuseppe Avati, detto Pupi, classe 1938 (82 anni il prossimo novembre) è ha firmato la regia di alcuni dei più importanti film del cinema d’autore italiano, presidente della Fondazione “Federico Fellini” nata nel 1995 a seguito della morte dell’amico regista, al quale era molto legato e ha contribuito alla nascita e alla fama di parecchi grandi attori del nostro cinema, scoprendo in personalità prese in prestito da altre arti e performance, come la cantante lirica Katia Ricciarelli, tutti ottimi attori cinematografici.

Silvia Ramilli

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