Il mondo della scienza si divide sull’attuale pericolosità del Covid-19: a chi dobbiamo credere?

Dopo i mesi più difficili dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, tra contagi, decessi, paure e restrizioni, in tanti non avrebbero certo immaginato di dover assistere anche a questo: ad una spaccatura all’interno del mondo della scienza, composto da virologi, epidemiologi e ricercatori, che oggi si dividono tra due correnti di pensiero, pressoché opposte, a proposito dell’ulteriore pericolosità del Coronavirus, mentre il peggio sembra essere passato.

Mentre, dati alla mano, l’epidemia in Italia sembra procedere con un andamento più stabile rispetto alle scorse settimane, alla domanda “dobbiamo avere ancora paura?”, sette biologi tra i quali Massimo Galli, direttore della Terza divisione di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano (il nosocomio che si era già attrezzato, come centro di emergenza, per ricevere i pazienti positivi, quando il Coronavirus era ancora soltanto in Cina), temono i nuovi focolai e una recrudescenza dei contagi, non del tutto scongiurabile, una decina di altri specialisti, tra i quali Alberto Zangrillo primario dell’ospedale San Raffaele di Milano, spiegano che “la capacità di fare male del virus non c’è più”, e “i focolai non significano nulla”.

Due voci diverse, che potrebbero generare atteggiamenti e comportamenti diversi, quali conseguenza. I più cauti temono gli assembramenti sulle spiagge e nelle località di vacanza, che un po’ alla volta si stanno affollando, come la movida serale, tipica di questa stagione.

La prudenza è raccomandata ovunque, perché l’autunno sia libero dall’incubo dell’infezione e davvero sicuro per tutti. A breve è attesa la conferma ufficiale dell’uso obbligatorio delle mascherine in Lombardia, prorogata ancora fino a metà luglio. Una ragione ci sarà, o no?

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