Rimane chiuso il Liceo “Camillo Golgi” di Broni, in provincia di Pavia, dopo la decisione presa da ATS Pavia nella giornata di ieri, e dopo settimane di verifiche successive ai gravi fatti del 23 marzo, quando circa 500 studenti sono stati coinvolti in un episodio di dispersione di polveri durante le lezioni, a seguito di lavori eseguiti su manufatti contenenti amianto.
Come dichiarato dallo Sportello Amianto Nazionale, la comunicazione dell’autorità sanitaria chiarisce un punto decisivo: non è possibile garantire la riapertura dell’edificio senza il completamento del censimento dei materiali contenenti amianto, e senza una valutazione del rischio aggiornata e strutturata sull’intero immobile.
Fabrizio Protti, Presidente dello Sportello Amianto Nazionale, ente di tutela ambientale che per primo ha lanciato l’allarme, allertando autorità sanitarie e Forze dell’ordine e depositando una dettagliata denuncia-querela, considera e riferisce come lo Sportello Amianto Nazionale ha analizzato il contenuto della comunicazione ATS: “La decisione di mantenere chiusa la scuola è coerente con tre criticità tecniche estremamente rilevanti che emergono dalla lettura del documento. Il primo punto è strutturale: manca un censimento completo e aggiornato dei materiali contenenti amianto e, soprattutto, un documento di valutazione del rischio dettagliato su ogni elemento dell’edificio.
Si tratta di obblighi che dovevano essere garantiti nel tempo dal soggetto proprietario e gestore del rischio. Senza questi strumenti, qualsiasi valutazione sulla sicurezza dell’edificio è tecnicamente incompleta”.
Il punto più delicato della questione è lo STUB positivo, vale a dire il parametro che misura i campionamenti superficiali. Come spiegato in una nota, la presenza di uno stub positivo dopo le operazioni di bonifica nella scuola assume un significato ancora più rilevante: non è un semplice dato accessorio, ma può indicare la persistenza di contaminazione su superfici, ovvero la presenza di polveri contenenti fibre che, se disturbate, possono tornare in sospensione.
“In un ambiente scolastico, questo elemento sposta completamente il livello di attenzione: non siamo più di fronte a una verifica tecnica formale, ma a un problema di reale affidabilità della decontaminazione”.
Quale conclusione tecnica, la scelta di ATS di non riaprire l’edificio non è quindi soltanto prudenziale, ma la conseguenza logica di un quadro in cui mancano gli strumenti base di gestione del rischio e permangono indicatori di possibile contaminazione residua.
Più di 500 famiglie hanno sottoscritto una petizione, mentre altri hanno presentato diffida per l’applicazione di precise condizioni per non pregiudicare il diritto alla salute e comprimere il diritto allo studio dei ragazzi.
Le famiglie chiedono che sia l’ATS ad assumere direttamente il controllo sanitario dell’edificio, inclusi, con anche la valutazione del rischio e la gestione e validazione continua delle condizioni di sicurezza.



















