lunedì, 27 Maggio 2024

Ecco “Il Gattopardo”: “Secondo me questo è il più bel libro che ho letto”. Parola di Luigi Giudici

(Foto da web - Feltrinelli)

Il romanzo “Il Gattopardo”, è uno splendido romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Opera unica del nobiluomo palermitano, pubblicato nel 1958 un anno dopo la sua morte a meno di sessant’anni, è diventato il simbolo del carattere nazionale per una frase pronunciata dall’amatissimo nipote Tancredi Falconieri: “Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica in quattro e quattr’otto, se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Il successo fu immediato e il Gattopardo divenne il primo best seller italiano.

La vicenda del Gattopardo è ambientata in Sicilia nel 1860, quando il Regno dei Borboni è al collasso. Il racconto inizia con la recita del rosario in una delle sale di Palazzo Salina dove, il Principe Fabrizio, il “Gattopardo”, abita con la moglie e i sette figli. Lui è il classico rappresentante del ceto aristocratico, in altre parole della classe sociale che assiste impassibilmente al declino. Nel maggio del 1860, durante la spedizione dei Mille, il Principe Salina saluta con disprezzo l’arrivo delle truppe di Garibaldi, che consegnano il potere ai Savoia, e avviene la rapida ascesa della classe borghese. Nel frattempo suo nipote Tancredi si arruola volontario tra le fila dell’esercito sabaudo.

Tancredi incarna l’abilità della vecchia classe dirigente nel conservare i propri privilegi, sfruttando le nuove opportunità della modernità. Tancredi s’innamora di Angelica, figli di Don Calogero, un mezzadro arricchito che è diventato sindaco di Donnafugata, la residenza estiva dei Salina. Tancredi che non possiede grandi mezzi troverà nelle ricchezze di Don Calogero uno strumento per coltivare le sue ambizioni politiche. Lo zio, Don Fabrizio, assecondando i desideri del nipote, chiede per conto suo la mano di Angelica a Don Calogero che accetta e da allora si segna simbolicamente il tramonto dei Salina, perché Concetta figlia di Don Fabrizio essendo innamorata di Tancredi, vedrà deluse tutte le sue attese. Tancredi ha una rapida carriera nell’esercito regolare.

Ritorna a casa padre Pirrone, cappellano dei Salina: questo episodio rappresenta i cambiamenti storici del Regno delle Due Sicilie, qui poi si narra e descrive una futile e fastosa scena di ballo, che diventa simbolo del desiderio di oblio e di morte del principe Don Fabrizio che morirà nel 1883, in una camera di albergo di ritorno da un viaggio a Napoli. Per lui, la morte aveva le fattezze di una bellissima donna giovane. Nel frattempo Tancredi è diventato deputato.

Nel 1910 le figlie di Don Fabrizio sono intente a rivendicare il valore delle molteplici reliquia accumulate nella cappella di famiglia. Il romanzo si chiude con l’arrivo in auto di Angelica, pronta a organizzare i festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario della spedizione dei Mille.

Il Gattopardo, che da il titolo, è lo stemma araldico della casata dei Salina.

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