lunedì, 17 Giugno 2024

Il futuro della Birkin Bag sarà ecostenibile?

(Foto da web)

Era il 1983 quando da un incontro casuale tra “la parigina” per eccellenza Jane Birkin e Louis Dumas designer della maison Hermès, su un da Parigi a Londra, nacque l’idea della “Birkin Bag”, la borsa più famosa al mondo.

A luglio del 2015 però l’idillio tra la star e la maison si infranse malamente, quando Jane Birkin chiese che il proprio nome fosse rimosso dalla versione in coccodrillo dell’iconica borsa, essendo venuta a conoscenza tramite documentari atti a mostrare al mondo il trattamento crudele riservato a coccodrilli e alligatori nel metodo di utilizzati per macellare gli animali.
In seguito al contenzioso e alle polemiche che durano da otto lunghi anni, con la scomparsa dell’attrice, l’organizzazione no-profit PETA – People for the Ethical Treatment of Animals, ne ha raccolto il testimone facendo pressione sulla maison per farne rispettare la richiesta.
Jane Birkin soprattutto negli ultimi anni aveva abbracciato numerose cause sociali e ambientaliste, tra cui la richiesta al gruppo Hermès di non impiegare più fauna selvatica in suo nome.

Nel luglio del 2015 la Birkin firmò la petizione “Mercy for Animals” promossa da Joaquin Phoenix contro il maltrattamento degli animali, cui seguì circa due dopo la risposta della maison Hermes che dichiarò di aver raggiunto un accordo con l’attrice per continuare ad utilizzarne il nome in tutte le versioni della famosa borsa, inclusa quella in pelle di coccodrillo, con la promessa però di indagare sull’operato della fabbrica Texana, messa sotto accusa dal documentario, ma ritenuta un caso isolato.
“La signora Birkin ha espresso le sue preoccupazioni per quanto riguarda le pratiche per la macellazione dei coccodrilli. I suoi commenti non influenzano in alcun modo l’amicizia e la fiducia che abbiamo condiviso per molti anni. Hermès rispetta e condivide le sue emozioni ed è rimasta scioccata anche dalle immagini recentemente trasmesse”, scrisse in una nota dell’epoca la maison Hermès.

Un accordo però che secondo la PETA non è più sostenibile ai nostri giorni e che non rispetta le reali volontà dell’artista che, sempre come sostenuto dall’associazione animalista, avrebbe devoluto tutti i proventi ricevuti dalle royalty della maison Hermès negli anni, in beneficenza ad associazioni ambientaliste.
PETA, è fortemente convinta che anche per Hermès sia arrivato ormai il momento di abbandonare le pelli soprattutto di animali rari in via di estinzione a favore di materiali cruelty-free, come hanno già fatto numerosi marchi del lusso come Burberry, Chanel, Stella McCartney per citarne alcuni.

Per Hermès, che sulla famosissima borsa per la quale ancora oggi le prenotazioni e i tempi di attesa sono lunghissimi, ha fatto la propria fortuna, sarebbe un cambiamento epocale anche se complicato, e ci si chiede se il brand possa essere davvero pronto per un passaggio che risulterebbe una vera e propria rivoluzione.

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