sabato, 21 Maggio 2022

Il fiume Olona tra i più inquinati della Lombardia dai veleni PFAS

Lo annuncia un recente rapporto preparato da ARPA, l’Agenzia regionale per la Protezione dell’Ambiente: il fiume Olona tra Varese e Legnano è pieno di PFAS, le Perflurinatedt alkylated substances, vale a dire sostanze composte di fluoro sintetizzate, un veleno di origine industriale.

La sostanza disciolta nelle acque del fiume non è ciò che causa i ben noti cattivi odori, avvertiti dai residenti lungo il suo corso, o il cambio di colore delle acque, perchè le PFAS non hanno odore, né colore, ma sono altamente inquinanti, presenti nei corsi d’acqua della Lombardia e del Veneto. Tutti i fiumi lombardi presentano tracce di PFAS, ma nell’Olona, in particolare, se ne riscontra la maggiore concentrazione.

Le PFAS trovano un vasto impiego industriale, per rendere tessuti e superfici impermeabili, per realizzare prodotti anti incendio e vernici spray. La resistenza nel tempo di queste sostanze ne è il loro pregio, a livello produttivo, ma disperse nell’ambiente permangono a renderlo tossico, come le acque di un fiume. E le quantità disciolte nell’Olona preoccupano i tecnici ARPA: “A giugno 2018, sono stati rilevati 29,4 nanogrammi al litro nella stazione di rilevamento di Legnano, quindi 22 nanogrammi al litro sulla roggia Olona; 17 a Rho e 21 a Pero, dove il fiume prosegue la sua corsa”.

L’unico modo conosciuto al momento per eliminare le PFAS è l’impiego di filtri ai carboni attivi, tuttavia molto costosi e non facilmente adattabili al corso dei fiumi. Come assicurato dai controlli più recenti, non sono a rischio le falde acquifere cui si attinge l’acqua potabile. Ma serve trovare una soluzione per guarire i fiumi dalla loro sofferenza.

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