“Il diavolo veste Prada 2” è uscito il 29 aprile e nelle settimane successive i negozi hanno registrato un interesse crescente per tutto ciò che il film porta in scena: spalle strutturate, tailleur a doppio petto, cinture larghe portate sopra il cappotto, borse rigide con dettagli importanti a vista.
Capi e accessori che erano già disponibili, che il film ha trasformato in oggetti del desiderio per un pubblico vastissimo, quello che le sfilate di febbraio non avevano neppure sfiorato.
La giacca sartoriale è il capo che più di tutti sta tornando al centro del guardaroba femminile.
Spalla costruita, revers largo, doppio petto, tessuti pesanti come lana doppia e gabardine che tengono la forma e danno al corpo una presenza verticale e decisa.
Il tailleur completo, giacca e pantalone dello stesso tessuto pensati come un unico organismo, riprende una funzione che aveva quasi smesso di esistere fuori dai contesti più formali.
Il pantalone ha la piega centrale pressata, la vita alta, la gamba dritta. La gonna, quando sostituisce il pantalone, è a tubino con spacco posteriore stretto.
Il cappotto segue la stessa direzione, lunghezza midi, chiusura a più bottoni, cintura abbinata larga cinque o sei centimetri che segna il punto vita con decisione.
I materiali hanno consistenza propria, cachemir compatto, lana a trama fitta e la silhouette che ne risulta è quella di un corpo che occupa lo spazio con intenzione.
Gli accessori completano il quadro con la stessa fermezza.
Le borse sono rigide, in pelle con angoli squadrati, fibbie, chiusure a scatto, lucchetti.
Gli occhiali hanno montature spesse in acetato scuro, forme geometriche che occupano una porzione generosa del viso.
Le cinture portate sopra la giacca o il cappotto ridisegnano le proporzioni dell’insieme con un gesto che nei negozi, nei giorni successivi all’uscita del film, ha smesso di essere proposta per diventare richiesta concreta.
La tavolozza cromatica che il film rimette in circolazione lavora su pochi toni usati con decisione.
Il nero nelle sue varianti materiche, opaco sulla lana, lucido sulla pelle, profondo sul velluto è il punto fermo. Il rosso, il bordeaux, il grigio antracite, il cammello scuro completano una palette in cui ogni tono regge da solo.
Colori che non richiedono abbinamenti elaborati per funzionare, che il grande pubblico sta adottando con la stessa naturalezza con cui ha adottato i capi che li portano.
Secondo Launchmetrics, la sola première di New York ha generato 60,7 milioni di dollari in valore mediatico in 48 ore, con singoli look capaci di produrre fino a 1,8 milioni di dollari di ritorno per i brand coinvolti.
Numeri che raccontano una capacità di influenza sul mercato che la fashion week di febbraio, con il suo pubblico selezionato di addetti ai lavori, non aveva prodotto con la stessa ampiezza e la stessa velocità.

















