Sono un altro aspetto della guerra, l’altro fronte della medaglia: i soldati russi mandati a combattere da Putin in Ucraina, giovani e soli, senza avere ricevuto informazioni precise sul conflitto, come sembra, ormai da un mese. E così, nelle ultime ore si sono registrati nuovi casi di ribellione da parte di questi combattenti, che di fatto stanno facendo marcia indietro, rifiutandosi di combattere ancora. La notizia è stata diffusa da fonti ucraine informate dall’esercito di Zelensky, e riportata anche in Russia.
Più precisamente, un nuovo episodio di soldati russi che smettono di combattere sarebbe accaduto a Sumy, ad est di Kiev: trecento militari avrebbero deciso di fermare l’invasione, facendo marcia indietro con una settantina di unità di equipaggiamento. Sarebbe il secondo caso dall’inizio della guerra. I soldati russi sarebbero stati mandati per compiere una missione speciale, ma senza aver ricevuto ulteriori indicazioni sulla natura del conflitto. Gli stessi stanno soffrendo per mancanza di rifornimenti di carburanti e munizioni, nonché di cibo e acqua, e non sono mancati momenti di assalto ai negozi ucraini per procacciarsi beni di prima necessità, innescando l’odioso meccanismo della “guerra tra poveri”, in attesa di capire cosa si deciderà ai vertici, sulle sorti della guerra.

















