giovedì, 20 Gennaio 2022

Gli enti preposti fanno il punto dopo la rivolta al carcere di Busto Arsizio

Grande apprensione e sgomento ieri a Busto Arsizio, dopo che nella tarda mattinata è scoppiata una rivolta al suo interno, con il ferimento di otto guardie, che si sono prodigate per sedarla.

Lo scontro con i detenuti, nato da una lite tra due di loro, degenerata in una sorta di sommossa, porta alla ribalta le condizioni delle carceri, di fatto sovraffollate.

Nel pomeriggio di ieri si è svolto un tavolo della Commissione situazione carceraria di Regione Lombardia, per fare chiarezza su quanto accaduto e chiedere al Governo centrale un intervento, per risolvere la situazione delle carceri sovraffollate, in cui le condizioni di vita per i detenuti e le guardie spesso sono al limite della sopportazione e dell’esasperazione.

Già nel 2013 la casa circondariale di Busto Arsizio era stata giudicata “inumana”, proprio per il sovraffollamento: come riportato dalle cronache, oggi anziché 250 presenze nelle celle, che sarebbe il numero massimo possibile, ce ne sono 420, a fronte di personale nettamente insufficiente per gestirle.

Le condizioni di invivibilità minano la dignità dei carcerati e mettono a rischio ogni giorno l’incolumità di chi vi lavora, come gli otto agenti della Polizia penitenziaria che ieri hanno riportato ferite e contusioni dalla rivolta dei detenuti, che hanno lanciato contro di loro materiale incendiario.

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