FORSU a Legnano? No, serve un cambio di mentalità

Mentre si delinea a luglio prossimo l’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo impianto per il trattamento della frazione umida dei rifiuti, in via Novara a Legnano, la sua edificazione è ancora accompagnata da critiche e voci contro, di tutti coloro che temono per le conseguenze ambientali, ma non soltanto, che l’attività della struttura potrà avere sul territorio.

Il nuovo impianto FORSU sarà costruito dalla società Asja Ambiente che si è aggiudicata l’appalto, per un costo di circa 20 milioni di euro. La piattaforma, che si propone di trasformare più di 50mila tonnellate di rifiuto organico all’anno (40mila di frazione organica e 12mila e 400 di verde) in 4 milioni di metri cubi di metano e 14mila tonnellate di compost, non convince ancora.

“Si tratta di un impianto che, al netto dell’impatto su traffico, salubrità dell’aria, gli adiacenti Ospedale e Parco Alto Milanese, l’anomalia di un bando con partecipante unico, la sostenibilità economica solo grazie ai generosi incentivi statali, la pericolosità (è pur sempre classificato come industria insalubre di 1^ categoria), non fa che perpetuare un modello ormai vecchio. Un modello che, anziché perseguire la logica del “produrre meno rifiuti – riusare – recuperare”, demolisce sostanza organica con un processo per niente naturale (digestione anaerobica) per ottenere un po’ di combustibile, in questo caso metano, e del “compost” (in realtà si tratta di “digestato”, secondo il Testo Unico Ambientale) sulla cui “qualità” sono in molti studiosi di queste cose a dubitare”, si legge in una nota diffusa nelle scorse ore dalla compagine politica “Legnano in Comune”, elencando soluzioni alternative all’impianto, partendo dalla produzione di meno rifiuti.

“Sono ormai diversi in Italia gli impianti che lavorano con metodiche di compostaggio, quello vero, aerobico, che non distrugge la matrice organica, e in diverse regioni italiane, con governi di diverso colore, vengono avanti leggi che promuovono  il compostaggio di prossimità e di comunità, oltre all’auto-compostaggio, come previsti e auspicati nel Testo Unico Ambientale”.

Quello che serve a Legnano, come suggerito dagli oppositori alla nuova struttura, è soprattutto un cambio di mentalità.

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