domenica, 7 Dicembre 2025
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Espresso amaro: il prezzo del caffè al bar verso i 2 euro

(Foto da web - Comunicaffè)

Il prezzo del caffè al bar continua a salire, in alcune città italiane la tradizionale tazzina mattutina sfiora ormai i 2 euro.
In media nel Paese un caffè preso al bar costa circa 1,20 euro, ma nelle grandi aree urbane e nelle zone turistiche si supera facilmente 1,50 euro.
Il fenomeno non è nuovo, ma negli ultimi mesi ha registrato un’accelerazione dovuta ad una serie di fattori concatenati che coinvolgono tutta la filiera, dalla coltivazione alla tazzina.

A monte, la materia prima sta diventando sempre più cara, le piantagioni nei paesi produttori, in particolare Brasile, Colombia e Vietnam, sono colpite da eventi climatici estremi come siccità prolungate, alluvioni e sbalzi di temperatura che riducono i raccolti e aumentano il valore di mercato.
A questo si aggiungono i costi di trasporto marittimo e logistica saliti drasticamente dopo la pandemia e mai più tornati ai livelli precedenti, i dazi doganali e le fluttuazioni del cambio valutario che peggiorano il quadro per chi importa.
Il rincaro non si limita però al chicco: bar e locali devono fare i conti con spese fisse in continuo aumento, bollette dell’energia, affitti, stipendi del personale, manutenzione delle macchine, tazzine, zucchero e bicchierini monouso.
Molti esercenti non riescono più ad assorbire questi costi e li riversano sul prezzo finale, consapevoli del rischio di perdere clienti ma con margini sempre più sottili.

In alcune città il prezzo della tazzina sta diventando una soglia simbolica.
Due euro non sono ancora la norma, ma non si tratterebbe più di un’eccezione.
In contesti turistici o in bar che puntano su prodotti di fascia alta, questa cifra è già una realtà.
Per molti consumatori abituali, il caffè sta smettendo di essere un gesto quotidiano accessibile, trasformandosi in un piccolo lusso.
Nel frattempo, cresce l’interesse per le alternative al caffè tradizionale spinte sia dal prezzo sia da motivazioni legate alla salute o alla sostenibilità.

Alcuni prodotti si stanno facendo largo tra chi cerca un’esperienza simile al caffè, ma con caratteristiche diverse come il “caffè di ceci”, bevanda ottenuta dalla tostatura e macinatura dei ceci, priva di caffeina ma dal gusto tostato e piacevolmente amaro.
Lo si può trovare soprattutto nei negozi specializzati o in forma solubile.
Altrettanto particolare è il “caffè di datteri” ricavato dalla tostatura dei noccioli del frutto. Dolce, senza caffeina, dal sapore aromatico e vagamente caramellato è diffuso in alcune culture nordafricane e mediorientali e inizia ad apparire anche nei mercati europei, seppure in modo ancora limitato.

Oltre a questi nuovi prodotti esistono in commercio altri sostituti come la cicoria tostata, l’orzo, il lupino, le miscele a base di cereali o lo yannoh, prodotto macrobiotico ottenuto dalla tostatura di ingredienti vari tra cui orzo, segale e, appunto, ceci.
Si tratta di bevande prive di caffeina, più delicate nel gusto e generalmente meno intense, ma che si preparano in modo simile al caffè e permettono di mantenere il rito della pausa in tazzina a prezzi più contenuti.

Chi sceglie queste alternative lo fa per motivi diversi, qualcuno vuole ridurre la caffeina, altri cercano prodotti meno impattanti sull’ambiente, altri ancora semplicemente non vogliono pagare due euro per un espresso al bar.
Le bevande alternative non sono repliche perfette e non sempre soddisfano il palato di chi è abituato al classico espresso italiano, ma stanno conquistando una piccola fetta di mercato, soprattutto tra i giovani e tra chi è attento alle tendenze del cibo salutare.

Non è detto che il caffè tradizionale scompaia dalle abitudini degli italiani, ma la soglia dei 2 euro spinge inevitabilmente a ripensare il valore di una tazzina.
E mentre il prezzo sale, aumentano anche le domande sul futuro di un rito quotidiano che sembrava intoccabile.

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