La produzione italiana di nocciole nel 2025 è crollata del 60%, la peggiore annata degli ultimi dieci anni.
La causa purtroppo è nota: anomalie climatiche sempre più violente, inverni troppo miti, piogge intense fuori stagione, siccità anticipata.
Le zone più colpite sono Piemonte, Lazio e Campania, dove si concentra oltre il 90% della superficie coltivata.
I numeri non lasciano margine di interpretazione: da 102mila tonnellate del 2023 si è passati a 85mila nel 2024, e ora si stima un raccolto ancora più basso.
Il settore agricolo è in difficoltà, ma a tremare è soprattutto l’industria dolciaria dove le nocciole sono un ingrediente chiave per molte filiere dalle creme spalmabili ai gelati, con la riduzione dell’offerta che fa salire i prezzi.
Cia-Agricoltori Italiani avverte, il costo al chilo potrebbe raddoppiare rispetto allo scorso anno.
Per evitare blocchi nella produzione, alcune aziende iniziano a importare materia prima dal Cile e dall’Oregon, una soluzione tampone che rischia di aprire la porta ad una concorrenza strutturale.
L’ingresso di nuovi attori nel mercato potrebbe mettere fuori gioco parte della filiera italiana nei prossimi anni.
Parallelamente si studiano sostituzioni parziali con mandorle, pistacchi e altri ingredienti, ma la nocciola, per aroma e consistenza, resta centrale in molti prodotti, anche per questo il comparto chiede un intervento urgente.
La Cia sollecita un tavolo di filiera e investimenti su ricerca, irrigazione e varietà più resistenti, il rischio, altrimenti, è che il prossimo crollo non sia più soltanto di produzione, ma dell’intero sistema.



















