La pioggia lava l’aria e le strade: perché non pensare alla pulizia degli asfalti?
In queste settimane di emergenza smog a Milano, in Lombardia, ma anche a Roma e in altre città italiane, si susseguono commenti e pareri attorno al problema delle polveri sottili e dei livelli di inquinamento sempre più elevati, che rendono l’aria irrespirabile.
Tra le voci che imputano l’emergenza agli autoveicoli, sostenendo la bontà e l’efficacia dei blocchi alla circolazione per i mezzi più inquinanti, si sollevano quelle che ritengono inutili i fermi, soprattutto dei mezzi diesel di ultima generazione, o di quelli a gasolio con omologazione Euro 6, il cui impatto sull’ambiente è considerato irrilevante.
Come abbassare allora le polveri sottili nei centri urbani?
Secondo Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro Studi Fleet&Mobility, riportato da più fonti, “Basterebbe lavare le strade per abbattere drasticamente il PM10, come accade quando piove. Questi sono dati scientifici ben conosciuti. I tubi di scappamento emettono pochissime polveri e i motori Euro 6 ancora meno. I nuovi diesel poi sono il 20% meno inquinanti dei motori a benzina. Le polveri sottili provengono per metà dagli impianti di riscaldamento e il trasporto, tutto non solo le auto, incide per circa il 10%. Più della metà è invece costituita da polveri della strada sollevate dal passaggio delle ruote”.
Una nuova opinione, cui forse sarebbe bene tenere conto, almeno cercando di risolvere l’emergenza. Tuttavia, la domanda poi potrebbe essere un’altra: le acque sporche della pulizia delle strade dove si raccolgono?



















