venerdì, 23 Febbraio 2024

Con “Il cavaliere inesistente” alla riscoperta della leggerezza

(Foto di Isadays)

Tra una lettura di un libro e l’altro, mi soffermo quasi rapito dai molti colori che compongono le copertine dei libri già letti, e ordinati nella mia libreria. Mi cade l’occhio su un libro di Calvino, lo prendo, lo sfoglio e mi accorgo come scrivevo degli appunti rigorosamente a matita nelle ultime pagine solitamente in bianco.

Il cavaliere inesistente” penso di averlo letto più di tre volte, trovandolo sempre bello, capace di farmi sorridere in alcuni passi. Questo romanzo compone una trilogia araldica, con “Il Visconte dimezzato”, che vi ho già illustrato, e “Il Barone rampante” che a breve illustrerò.
Questo mio libro, formato tascabile, copertina morbida, ha le pagine ingiallite, da libro vissuto.

Calvino attraverso i sui racconti ci ha insegnato a vivere il grigiore della vita con leggerezza. Consiglierei la lettura di questo libro agli adolescenti, spesso oggi completamente schiavi delle mode e del consumismo. Senza dare lezioni a nessuno, anche perche non ne sarei capace e avendo ancora molto da imparare, i giovani di oggi a volte sembrano incapaci di pensare con la propria testa, sembrano incapaci di cogliere quei semplici ma indispensabili piaceri della vita, sempre alla ricerca dell’impossibile e di ciò che non si può realizzare.

Agilulfo, il cavaliere senza né corpo, né pelle ma che indossa la sua armatura, valoroso, essendo un cavaliere ineccepibile le cui virtù e coraggio non hanno pari, lo rendono invidioso agli altri paladini. Il romanzo è ambientato all’epoca delle Crociate contro gli infedeli, e ruota attorno a due personaggi: Agilulfo il cavaliere dell’armatura vuota, e Gurdulù, che esiste ma non ha la coscienza, e che nel corso delle vicende diventa lo scudiero del protagonista. Attorno a queste due figure, ruotano tutti gli altri personaggi, e in particolare ricordo Rambaldo.
Il giovane Rambaldo vuole vendicarsi con colui che ha ucciso suo padre. Caduto in un’imboscata é salvato dalla bella Bradamante, di cui s’innamora all’istante, ma a sua volta è innamorata di Agilulfo, lo rifiuta subito.

Il tutto si sblocca quando, Torrismondo, svela di essere il figlio di Sofronia, la donna salvata da Agilulfo, quindi anni prima da dei briganti e creduta vergine, che gli era valso il titolo nobiliare. Agilulfo colpito nell’onore e nella propria identità di cavaliere parte alla ricerca della donna per scoprire la verità, seguito da Bradamante, Rambaldo e Torrismondo che vuole ritrovare il padre membro del Sacro Ordine dei Cavalieri del Gral.

Torrismondo, scopre che in realtà i Cavalieri del Gral non sono i paladini che si aspettava ma degli esseri che opprimono i contadini con pesanti tributi. Agilulfo trova Sofronia, e Torrismondo scopre di non essere suo figlio ma il suo fratellastro, ed essendo innamorati si fanno sposare al cospetto di Carlo Magno. Il cavaliere non scopre la verità, credendo di aver perso l’onore, scompare cedendo la sua armatura a Rambaldo. Bradamante, rivela la sua vera identità: è suor Teodora, delusa dei suoi amanti, la donna che è solita rifugiarsi in convento per espiare il proprio dolore.
La voce dell’innamorato Rambaldo la fa fuggire dal monastero.

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