martedì, 21 Aprile 2026
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Circoli ricreativi e librerie indipendenti in crisi dopo il lockdown

Lo spazio bambini alla Libreria Cultora

Che la ripresa post lockdown sarebbe stata difficile, e avrebbe portato evidenti ripercussioni economiche era prevedibile, ora però Milano si trova a fare realmente i conti con tante realtà che rischiano di scomparire.

Non soltanto i locali si trovano ad affrontare grandi difficoltà per la ripresa, ma anche tante realtà sociali e culturali come associazioni, circoli, librerie indipendenti, laboratori e realtà di quartiere aperti da giovani volenterosi e pieni di energia che avevano contribuito a regalare alla città, soprattutto dal periodo dopo Expo, quell’immagine “mitteleuropea” da anni riconosciuta al capoluogo lombardo.

E’ il caso del circolo “Ohibò” di via Benaco, un luogo di intrattenimento che con le sue offerte musicali e culturali è diventato un punto di riferimento per molti cittadini, e che oggi è costretto alla chiusura, piegato definitivamente da tre mesi di stop forzato.

In grosse difficoltà anche altre realtà milanesi, amatissime soprattutto dai giovani, quali “La Scighera” realtà nata 14 anni fa nel quartiere di Bovisa, nella periferia Nord della città che chiede aiuto in termini di donazioni, per poter riorganizzare gli spazi e potersi dotare di tutte le misure che la riapertura prevede, al fine di poter nuovamente proporre al suo pubblico gli eventi musicali cui erano abituati, o “Il Serraglio” nel quartiere dell’Ortica e tanti altri in città e provincia.

Quando chiude un luogo di cultura l’impressione è che si tratti di una sconfitta per tutti; come per la musica e altre realtà, in gravissime difficoltà economiche sono anche le librerie indipendenti.

Tra queste la Libreria Cultora di via Alfonso Lamarmora a Milano, che ha annunciato la chiusura dopo l’estate, non soltanto libreria ma luogo di incontro con presentazioni di libri ed eventi che garantivano una parte importante nell’economia dell’attività, eventi sospesi e impossibili da riprendere.

Il problema principale non è soltanto far fronte ai debiti accumulati durante questi tre mesi, ma la mancanza di prospettive nei mesi a venire, che rendono impossibile pensare a qualsiasi forma di investimento.

Silvia Ramilli

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