Il libro scelto per oggi è di recente pubblicazione: esce nel 2021 a cura della casa editrice Altromondo Editore, con il titolo “Cercavo mio padre”. Il protagonista di questo romanzo è un bambino di nome Luigi, ma da tutti chiamato “spiga” per via della sua altezza e della sua magrezza, queste due caratteristiche lo rendono simile a una spiga di grano mossa dal vento.
Lui non si da pace fino a quando non trova suo padre, perché non intende diventare adulto senza cercare e trovare il genitore, per fargli capire quanto è importante per lui. Tutti i suoi pensieri quotidiani sono rivolti a escogitare un piano per mettersi alla ricerca, di nascosto dalla mamma e dai nonni con cui vive, di quel padre che sa di avere ma che non vuole perdere per colpa di una guerra. Lui soffre perché vede la guerra nella tensione degli adulti. Entra nella sua casa e tocca le guerre interne a sé: tutti conosciamo il conflitto tra odio e amore, tra vita e morte. Si conosce anche il dolore delle perdite, che sollecita identificazione, empatia, si sollecita anche movimenti difensivi in vario modo. Sto parlando del romanzo “ Cercavo mio padre”, di Luigi Giudici. Sì, sono proprio io, che qualche anno fa ho provato l’avventura di scrivere un libro e sinceramente mi è piaciuta. Ho sempre avuto a che fare con i libri ma come lettore, appena potevo, mi accomodavo su una poltrona comoda, e liberavo la mente da ogni pensiero e iniziavo a viaggiare grazie ai libri, scoprivo nuovi mondi e provavo delle emozioni mai provate prima. Leggere ti apre la mente sconfiggendo i pregiudizi proprio come viaggiare.
E allora mi son detto: “Provaci a far vivere queste emozioni a dei tuoi lettori”. Ho sempre appuntato su un quadernetto pensieri e concetti. Scrivere una storia sotto forma di romanzo sembra essere un’attività semplice: ti siedi, scrivi di getto e in un paio di giorni hai finito. Beh, non è proprio così. Il processo, al contrario è piuttosto lungo e richiede consapevolezza. Mi sono approcciato alla stesura con una scaletta ben precisa, e la cosa più importante avevo ben chiaro il tema della narrazione. Poi, un errore da non commettere: mai svelare il messaggio che si intende trasmettere. Quello no, non va mai spiegato perchè il lettore lo deve capire da solo.
Un consiglio che mi ha dato un amico è ritagliarmi un lasso temporale quotidiano da dedicare alla penna, soltanto in questo modo ci si abitua al processo anche perché non si può scrivere solo quando arriva l’ispirazione, questa è capricciosa.
L’idea di questo racconto è iniziata a germinare nella mia mente parecchi anni fa, quando vidi la statua del Milite Ignoto nel cimitero del mio paese, con tutti quei lumini accesi, che con le loro fiamme facevano danzare le ombre sulle pareti. Constatai quanti soldati erano stati chiamati alle armi, e quanti non fecero più ritorno a casa. La cosa più singolare è che sul tetto della chiesa del camposanto, c’è la statua di un angelo con un braccio alzato rivolto al cielo, sembra indicare la strada alle anime per raggiungere il Milite Ignoto. Vi voglio anche svelare un sogno che facevo spesso da bambino: mi appariva un Angelo con una tromba che con un suono dolce chiamava tutte le anime dei soldati caduti, e quando si radunavano, s’infilavano nella chiesetta accanto al milite ignoto.
Il passaggio che più desta emozione, a mio dire, è quando Luigi corre a chiamare il nonno all’osteria, e poi quando percorrono la strada assieme, il nonno con le falcate di un adulto e lui che cerca di tenere il passo, ma non ci riesce.
Con questo romanzo, l’autore celebra il coraggio e la caparbietà di un ragazzino, che come molti altri fanno qualsiasi cosa, addirittura mettendo in pericolo se stesso, pur di trovare suo padre partito per la guerra, nella certezza che la fede può spostare le montagne.



















