lunedì, 8 Dicembre 2025
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C’è puzza di gas: Legambiente rileva 12 strutture del gas a rischio emissioni costanti

(Foto di PublicDomainPictures - Pixabay)

Anche in quantità ridotte, le emissioni continue di metano dalle infrastrutture del gas rappresentano un pericolo concreto per l’equilibrio climatico. È da questa consapevolezza che prende avvio la lettura dei dati raccolti in Lombardia nell’ambito della quinta tappa 2025 di “C’è Puzza di Gas – Per il futuro del pianeta non tapparti il naso”, la campagna di Legambiente che monitora le dispersioni di metano lungo la filiera del gas fossile.

Come si legge in una nota, nel corso del monitoraggio condotto tra il 24 e il 26 giugno su dodici impianti della filiera del gas situati nelle province di Cremona, Pavia e Lodi, sono stati analizzati con un ‘naso’ elettronico ventitré elementi singoli – tra cui flange, tubature, valvole e sfiati. Di questi, quindici hanno evidenziato una concentrazione media bassa di metano, quattro una concentrazione media, mentre i restanti quattro elementi hanno mostrato livelli irrilevanti.

Complessivamente, sono stati raccolti 10.101 valori: il 52% di questi ha registrato concentrazioni di metano considerate basse. Un dato che potrebbe apparire rassicurante, ma che assume un significato diverso se confrontato con un altro risultato rilevante: il 65,5% dei punti ha evidenziato concentrazioni superiori a 10 ppm (parti per milione). Questo valore è ben al di sopra della media atmosferica di metano, pari a circa 2 ppm, indicando una chiara anomalia nella dispersione del gas.

Da sottolineare, inoltre, che i dati espressi in questo monitoraggio sono molto cautelativi; dovendo gli operatori rimanere al di fuori del perimetro dell’impianto, va tenuto conto delle distanze tra lo strumento e il punto di emissione. I risultati sarebbero ben diversi se il monitoraggio si fosse svolto in maniera più ravvicinata. Infatti, considerando la sola distanza di un metro, dei 23 elementi, ad esempio, nessuno risulterebbe irrilevante, mentre 3 elementi risulterebbero avere un livello medio di concentrazione alto, 13 un livello medio e 7 un livello basso. In termini di percentuali dei 10.101 valori raccolti, il 7,6% risulterebbe alto, il 53,7% medio, il 32,4% basso e il 6,4% irrilevante.

“L’Italia, pur avendo aderito al Global Methane Pledge che prevede una riduzione delle emissioni di metano di almeno il 30% entro il 2030, sta contribuendo in misura insufficiente al raggiungimento di questo obiettivo globale. Il nostro Paese, infatti, è in ritardo sia sul piano degli impegni assunti a livello internazionale, sia su quello dell’attuazione del Regolamento europeo sulle emissioni di metano nel settore energetico. Questi ritardi compromettono l’efficacia delle azioni previste a livello europeo e rischiano di indebolire il percorso verso la decarbonizzazione”, ha dichiarato Katiuscia Eroe, responsabile energia Legambiente.

“La Lombardia detiene il primato, tutt’altro che positivo, di essere la regione italiana con il più alto consumo di energia da fonti fossili. Anche nel 2025, grazie all’utilizzo del naso elettronico, abbiamo continuato a monitorare le perdite di metano nella rete infrastrutturale lombarda, un pericolo serio e in crescita. Questo scenario è aggravato dalla presenza di grandi infrastrutture di trasporto e stoccaggio di gas sul territorio regionale, che devono essere sottoposte a un controllo meticoloso. Il quadro che emerge è chiaro e preoccupante: milioni di microperdite da impianti domestici, che nessuno controlla, si sommano a quelle dei grandi impianti, rendendo evidente la necessità di un cambiamento radicale. Dobbiamo liberarci dal gas naturale ed elettrificare i consumi a partire dalle nostre case. Per questo è inaccettabile e anacronistico che, in piena crisi climatica, siano ancora attive concessioni per la ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi”, commenta Barbara Meggetto, presidente Legambiente Lombardia.

La campagna nazionale di Legambiente “C’è puzza di gas – Per il futuro del Pianeta non tapparti il naso”, realizzata quest’anno grazie al supporto di Environmental Investigation Agency nell’ambito della Methane Matters Coalition, denuncia i rischi legati all’estrazione e alla distribuzione di gas fossile in Italia, evidenziando le perdite e i rilasci di metano attraverso monitoraggi delle infrastrutture della filiera.
Giunta alla sua terza edizione, l’iniziativa punta a promuovere una maggiore trasparenza, controlli più severi, interventi su tutte le perdite e l’eliminazione dei costi in bolletta per le famiglie, considerando che secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2024 il 40% delle emissioni globali di metano legate al gas fossile avrebbe potuto essere evitato a costo netto zero, favorendo al tempo stesso la transizione verso fonti energetiche più sostenibili.

Dopo la Basilicata, il Piemonte, la Campania, le Marche e la quinta tappa in Lombardia, la campagna proseguirà con i monitoraggi in Veneto, Umbria e Calabria.

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