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giovedì 17 Giugno 2021

CARUGO – Svolta nelle indagini per l’omicidio dell’architetto Alfio Molteni

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Come riportato dall’ANSA Lombardia, i Carabinieri di Como hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere per l’omicidio dell’architetto Alfio Vittorio Molteni, assassinato sotto casa nell’ottobre 2015. Quando e’ stato ucciso, Molteni stava uscendo dall’abitazione in cui viveva da qualche mese per andare a prendere il figlio alla stazione ferroviaria: in quel momento i killer, appostati nel giardinetto del condominio, gli hanno sparato due colpi, uno alle gambe e l’altro alla schiena, il secondo letale. Molto probabilmente, il loro intento non era quello di uccidere il professionista ma di ferirlo, di mandargli un ulteriore e ancor piu’ pesante avvertimento dopo il rogo dell’auto e l’esplosione di colpi di pistola gia’ messi in atto nei mesi precedenti. Per quale motivo, pero’, ancora non si sa. Carabinieri e Procura stanno scavando nei rapporti di lavoro della vittima, la cui attivita’ di architetto e designer di interni si svolgeva anche negli Emirati Arabi. Mandanti e movente non si conoscono ancora, ma a cinque mesi dall’omicidio dell’architetto 58enne di Carugo, la Procura e i carabinieri di Como hanno dato un nome ad uno dei presunti autori materiali dell’agguato. L’accusa è contestata a Michele Crisopulli, 45 anni, residente a Cesano Maderno (MB), arrestato la notte del 20 marzo su ordinanza di custodia cautelare per omicidio aggravato, porto d’arma, rapina aggravata, oltre che per detenzione e spaccio di droga e incendio. In carcere, per droga e incendio, è finito anche Stefano Posca, 27 anni, di Cesano Maderno, che avrebbe aiutato Crisopulli a disfarsi dell’auto della vittima, usata per la fuga e bruciata dopo l’omicidio. I carabinieri di Como e del Ros di Roma hanno ricostruito il quadro probatorio attraverso testimonianze, intercettazioni ma soprattutto tramite l’esame di 3.800 ore di filmati di 154 telecamere pubbliche e private in 11 Comuni della zona e di controlli su milioni di record telefonici. A Crisopulli viene contestato di avere commissionato il furto dell’auto usata per arrivare sul luogo del delitto, di essere presente nella cella telefonica di Carugo al momento dell’agguato e di essersi allontanato con la sua auto, sulla quale sono state trovate tracce di polvere da sparo. Inoltre Crisopulli avrebbe seguito l’auto rapinata alla vittima, condotta da un complice non identificato, e l’avrebbe bruciata a Paderno Dugnano, dove è stato rilevato il segnale del suo cellulare. La svolta dell’indagine la si è avuta nel dicembre scorso, quando furono arrestati gli autori del furto della Fiat Uno ritrovata a Carugo e usata dagli assassini per arrivare sul luogo del delitto. Furono loro a indicare in Crisopulli colui che aveva ordinato il furto. Gli interrogativi restano molti, tanto che il procuratore Nicola Piacente e il pm Pasquale Addesso hanno parlato di “tappa importante” dell’indagine ma non certo di una sua conclusione: restano infatti da identificare il complice o i complici che hanno preso parte all’agguato, il mandante o i mandanti del delitto e soprattutto il movente, che secondo gli inquirenti “non sarebbe legato alla droga”, ambito di attività criminale di Crisopulli.

FONTE: ansa.it

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