giovedì, 14 Maggio 2026
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Carburanti: i primi segnali di calo ma il quadro resta instabile

(Foto di Rudy and Peter Skitterians - Pixabay)

Dopo settimane di crescita continua, si registra una prima inversione di tendenza sulla rete carburanti. Secondo i dati aggiornati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina self scende a 1,777 euro/litro, mentre il diesel self si attesta a 2,144 euro/litro. Una riduzione che si inserisce in un contesto di calo delle quotazioni internazionali dei raffinati, sostenuto da aspettative di riapertura dei negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Tuttavia, secondo l’associazione Codici, si tratta di una attenuazione temporanea, che non consente di ritenere concluso il ciclo inflattivo energetico.

“Il calo registrato negli ultimi giorni rappresenta una correzione tecnica legata alla riduzione del rischio geopolitico, ma non configura un’inversione strutturale. Il sistema resta esposto non solo al petrolio, ma a un insieme di materie prime strategiche che transitano nello Stretto di Hormuz e che incidono direttamente sull’inflazione reale”, dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici.

Alla luce dei nuovi dati e dell’evoluzione del contesto internazionale, Codici aggiorna le previsioni economiche individuando tre possibili scenari.
In caso di ripresa dei negoziati senza un accordo immediato: inflazione 1,6% – 2,0% di cui carburanti ~0,8 – 1,0 punti percentuali; altre materie 0,5 – 0,7 punti percentuali; impatto famiglie 500 – 800 euro annui. Inflazione ancora sostenuta da effetti indiretti su alimentari ed energia.
In caso di accordo o tregua stabile: inflazione 1,3% – 1,6%; altre materie 0,4 – 0,6 punti percentuali; impatto famiglie 350 – 600 euro annui. Riduzione generalizzata, ma permane una componente inflattiva residua legata a filiere produttive e agricole.

In caso di peggioramento della crisi: inflazione 2,2% – 2,8% (fino a 3% reale); altre materie 0,8 – 1,2 punti percentuali; impatto famiglie 900 – 1.300 euro annui (fino a 1.500 euro).  Effetto domino su alimentari, industria, logistica.

Come si legge in una nota, l’analisi aggiornata evidenzia che il rischio inflattivo non riguarda esclusivamente petrolio e carburanti, ma un’intera filiera di materie prime strategiche che transitano nello Stretto di Hormuz. Le materie prime diverse dal petrolio contribuiscono oggi fino a un terzo dell’inflazione complessiva, configurando una componente inflattiva diffusa, indiretta e particolarmente persistente.

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