Tavolo di confronto occupato soltanto a metà, questa mattina, a Palazzo Leone da Perego a Legnano, dove le sigle sindacali CGIL, CISL e UIL hanno invitato i quattro candidati a sindaco per le elezioni comunali di domenica e lunedì prossimi, per un dibattito sui temi del lavoro e del welfare.
Si sono presentati, infatti, soltanto Federico Amadei (Patto Civico) e Lorenzo Radice (centrosinistra), mentre non hanno partecipato Carolina Toia (Toia sindaco) e Mario Almici (centrodestra).
Amadei e Radice si sono confrontati su diverse tematiche, rispondendo a turno alle domande poste dai rappresentanti delle forze sindacali del territorio, su come intendono procedere, se eletti, al governo della città per i prossimi cinque anni.
“All’interno della mia coalizione prima abbiamo fatto il programma, poi la coalizione stessa, tra chi ha scelto di aderire ai vari punti che lo compongono. E’ un programma complesso, ma ci crediamo molto ed è il nostro punto di partenza”, ha detto Amadei.
“Siamo quelli che hanno deciso di fare un patto con la città. Sappiamo fino qui di aver gettato dei semi di cui si vedono già i germogli. Vorremmo lavorare ancora per Legnano, per raccogliere i frutti”, ha detto Radice che, come noto, tenta il bis.
Le domande poste dai sindacalisti hanno riguardato le tematiche del lavoro, dello sviuppo economico della città, della sua trasformazione. Quindi si è parlato di welfare e sanità, sicurezza, giovani e anziani, urbanistica, trasporto pubblico, asili, emergenza abitativa.
“Il lavoro a Legnano non è soltanto da difendere, ma anche da creare. Dobbiamo creare nuovi lavori qui, in città, affinchè non sia abitata soltanto da utilizzatori”, ha detto Amadei.
“I tessuti produttivo, economico e sociale sono in crescita. E’ necessario preservare l’armonia tra chi lavora, chi studia, chi è in pensione, ascoltando i bisogni di tutti”, ha detto Radice.
D’accordo Amadei e Radice su numerosi argomenti, il loro confronto si è svolto con toni rispettosi, pacati ed amicali, anche se non è mancata ad entrambi l’occasione per togliersi qualche “sassolino dalla scarpa”, in memoria di qualche contrasto vissuto in passato.


















