C’è un’ora del giorno che la città di Milano rivendica come propria, quell’intervallo sospeso tra le sei e le otto di sera, quando la città rallenta e i banconi dei bar diventano il luogo più gettonato dove ritrovarsi. Il rito dell’aperitivo non nasce per caso, è la risposta collettiva a un bisogno preciso, quello di separare il lavoro dalla sera con qualcosa che non sia soltanto una bevanda ma un gesto, un’abitudine, un accordo tacito.
Milano lo ha capito prima di tutti, e lo ha trasformato in stile con la firma di Gaspare Campari che con l’apertura della Galleria Vittorio Emanuele II nel 1867, inaugura il suo primo locale.
Ma sarà nel 1915 che il figlio Davide aprendo lo storico Camparino darà vita al rito dell’aperitivo diventando il punto di riferimento della città.
Ma oltre all’aperitivo il Campari è attualmente impiegato in moltissime ricette Gourmet, tranquillamente replicabili anche in tutte le cucine.
Risotto con gamberi e pompelmo rosa sfumato al Campari
Ingredienti per 4 persone
320 g di riso Carnaroli
20 gamberi freschi
1 pompelmo rosa
4-5 cucchiai di Campari
1 scalogno
1 carota
1 costa di sedano
vino rosé
burro
parmigiano
sale e pepe
Pulire i gamberi e separare le code dai carapaci, poi rosolare teste e carapaci con carota, sedano, scalogno e erbe aromatiche.
Sfumare con il vino rosé, coprire con 1,3 litri di acqua, portare a ebollizione e filtrare per ottenere il fumetto.
Tenere in caldo.
Tostare il riso a fiamma alta fino a renderlo translucido, aggiungere il fumetto a mestoli portando a cottura
Cinque minuti prima della fine della cottura, unire il Campari a temperatura ambiente e le code di gambero.
Togliere dal fuoco e mantecare con burro a fiocchetti e parmigiano.
Impiattare con spicchi di pompelmo rosa e qualche fogliolina di menta o basilico.
Completare con un paio di gamberi interi a decorazione.
Accompagnare con un Franciacorta brut o un Vermentino di Sardegna. In alternativa, un rosé secco strutturato.
Il Campari in cucina è ancora un territorio poco esplorato, e per questo interessante.
Le sue note amare e speziate reggono il calore senza perdere carattere, e su un risotto con il pesce fanno esattamente quello che ci si aspetta da un buon ingrediente, si sentono senza sovrastare.
Una ricetta che parte da un’icona milanese e arriva in tavola con tutta la coerenza del caso.


















