BUSTO ARSIZIO – Giovane pakistana ridotta in schiavitu’

BUSTO ARSIZIO – Giovane pakistana ridotta in schiavitu’: 6 connazionali in custodia cautelare

Nella giornata del 22 febbraio, i Carabinieri della Compagnia di Busto Arsizio hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Milano, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia, Dottoressa Biondolillo, nei confronti di 6 soggetti di nazionalità pakistana (facenti parte di un medesimo nucleo familiare), indagati a vario titolo per i reati di riduzione in schiavitù e violenza privata aggravata.

I soggetti colpiti dal provvedimento si sarebbero resi responsabili delle gravissime condotte contestate e perpetrate ai danni di una giovane donna loro connazionale che, sposato uno dei figli, entrava a far parte, andando a convivere, del nucleo familiare (composto da suoceri, marito, una sorella ed un fratello) e che per oltre 4 anni, dal 2011 al 2015, momento della denuncia, veniva costretta non solo a svolgere tutte le incombenze domestiche e a soddisfare le necessità di tutti i membri della famiglia, ma di fatto completamente privata della libertà personale e di comunicazione con il mondo esterno.

L’indagine svolta dai Carabinieri di Busto Arsizio è stata avviata nell’autunno del 2015, a seguito di quanto denunciato dalla giovane pakistana; le successive complesse e delicate attività investigative, hanno consentito di:

– far emergere l’esistenza di una condizione di vera e propria schiavitù della denunciante, perdurante negli anni a seguito del matrimonio;
– accertare la responsabilità dei gravi reati contestati, sebbene a diversi livelli, in capo a tutti i componenti del nucleo familiare del marito della donna;
– interrompere le gravissime condizioni di vita della parte offesa, ora accudita ed ospitata in una struttura protetta;
– documentare episodi di intimidazioni e minacce rivolte alla denunciante ed ai suoi familiari;

L’attività di polizia giudiziaria posta in essere assume particolare rilievo laddove si consideri la particolare difficoltà nella configurazione del reato in argomento, la riduzione in schiavitù, che ha trovato invece pieno riconoscimento nella richiesta dell’Autorità Giudiziaria, che ha integralmente accolto ed avvalorato le risultanze investigative prodotte dall’Arma dei Carabinieri.

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