Con questo fanno quarant’anni, ma la voglia di fare festa è poca. Da sabato 27 febbraio, in via Lega Lombarda a Busto Arsizio, una ventina di lavoratori presidiano la ditta che produce la ‘Mirtillo’, storico e “quarantenne” marchio di abbigliamento per l’infanzia. Della ‘Mirtillo’, a Busto, tutti conoscevano lo spaccio rimasto aperto in piazza San Michele fino al 2005, quando un cambio di politica aziendale decise di chiudere con la vendita diretta, preferendo i terzisti. Chi ci avesse letto un’avvisaglia dei tempi di magra in arrivo, non avrebbe sbagliato. La situazione non era rosea e con la crisi economica del 2008 precipitava ulteriormente. La ditta finiva in concordato e nell’agosto 2013, il marchio ‘Mirtillo’ con il partner ‘Ninetta’, dedicato all’intimo per l’infanzia, veniva rilevato dalla Unishop Srl. Sembrava una buona notizia, ma non lo era. In tre anni, le sorti della ex ‘Mirtillo’ non si sono risollevate affatto. La caduta libera ha portato al novembre dello scorso anno, quando i circa venti dipendenti rimasti a libro paga della Unishop hanno cominciato a non ricevere più lo stipendio. Arrivato dicembre, il copione si e’ ripetuto sia per lo stipendio che per la tredicesima. Idem a gennaio. All’appello mancano anche i cedolini. Poi qualcosa arriva: mezzo stipendio di gennaio, la busta paga di novembre. Ricucire il rapporto con i dipendenti sembrerebbe più facile e invece lo strappo arriva con la comparsa di un consulente nominato da un incognito investitore, a tutela degli interessi di quest’ultimo, con il mandato di trattare con i sindacati. I dipendenti e gli stessi sindacati ci vedono sempre meno chiaro. La goccia che fa traboccare il vaso arriva, infine, sotto forma di camion: “Sono venuti la settimana scorsa a caricare grandi quantitativi con bolle di pagamento da cui si evinceva che stavano svendendo la merce. A quel punto abbiamo chiamato Guardia di Finanza e Carabinieri. Quando sono arrivati ad effettuare le prime ispezioni, abbiamo avviato il presidio”, spiegano Carmen Ventre della Filcams-Cgil e Alejandro Sanhueza della Tucs-Uil. A dare manforte ai colleghi, anche alcuni lavoratori rimasti a regime di concordato con la passata gestione: “Chiediamo una verifica dei versamenti e una dichiarazione fallimentare, necessaria ad avviare le procedure per gli ammortizzatori sociali”, spiegano i sindacati.
Carlo Colombo



























