Mentre si attende il prossimo 9 settembre quando l’Ufficiale giudiziario dovrebbe di nuovo presentarsi nella sede del Centro sociale Leoncavallo di via Watteau a Milano, per il paventato sgombero, anche l’ANPI provinciale di Milano ha aderito alla raccolta fondi per risarcire la proprietà dello stabile occupato, per i mancati sgomberi degli anni scorsi, di 3 milioni di euro, come stabilito dal Ministero dell’Interno.
La raccolta è sostenuta principalmente dall’associazione Mamme del Leoncavallo.
Il Centro sociale ha avviato la raccolta attraverso la “Cassa di Resistenza”, e si rivolge alle realtà della società civile, ANPI compresa, per sostenere l’autogestione del Leoncavallo, attivo dal 1975.
Una nuova sede alternativa per il centro potrebbe essere quella in via Dionigi, zona Porto di Mare, e le Mamme del Leoncavallo sono in trattativa con il Comune.
“Nel suo 50esimo anno di storia il Leoncavallo è sotto sfratto. L’attuale spazio di via Watteau rischia realmente di scomparire per sempre. Per questo abbiamo deciso di aprire una Cassa di Resistenza. Vi chiediamo di donare alla Cassa “ognun* secondo le sue capacità. La solidarietà è interclassista e il ringraziamento è di cuore (rosso vivo). Da molti anni produciamo un bilancio sociale trasparente.
Il Leoncavallo è un luogo simbolo di Milano che ha sempre voluto che socialità e cultura fossero per tutt* senza differenza di classe, genere o qualsivoglia discriminazione razziale.
Crediamo che un’altra Milano sia possibile e questo è ancora il sogno di tante e tanti abitanti che non intendono consegnare la città ai cementificatori. Lotteremo fino alla fine per il diritto di esistere, ma abbiamo bisogno di tutto il sostegno possibile”, si legge nella nota sul sito dove si trova la raccolta fondi: www.leoncavallo.org


















