giovedì, 29 Settembre 2022

Alluce valgo, come eliminare la dolorosa “cipolla” con la rivoluzionaria chirurgia mininvasiva

L’ “alluce valgo” è una delle patologie del piede più diffusa e allo stesso tempo più sottovalutata negli stadi iniziali. La cosidetta “cipolla”, che affligge in particolar modo le donne può essere tuttavia curata e prevenuta attraverso rivoluzionarie tecniche chirurgiche, come illustrato dal dottore Vincenzo Langerame , specialista in ortopedia e traumatologia , esperto della tecnica percutanea non invasiva dell’alluce valgo, dita a martello e insufficienze metatarsiali. In cosa consiste la patologia dell’alluce valgo? “Si tratta di una deformazione dell’alluce la cui base (primo metatarso), si sposta verso l’esterno, mentre la punta (falange prossimale) si sposta verso le altre dita. La predisposizione a sviluppare la deformità dell’alluce valgo si manifesta precocemente nelle giovani donne, in misura maggiore che nei maschi, anche per l’uso di calzature “nemiche” del confort e della funzionalità articolare: tacchi eccessivamente alti e spazio ristretto per la porzione anteriore del piede portano ad una postura scorretta con sovraccarichi incongrui sulle strutture del piede”. E’ sbagliato considerare la “cipolla” un mero difetto estetico? “Purtroppo in molti casi di valgismo ci si rivolge allo specialista quando la deformità diventa esteticamente insopportabile e quando il dolore impedisce l’uso delle calzature preferite. Vengono coinvolte in questo processo deformante anche le dita vicine, che possono sovrapporsi o sottoporsi al primo dito. Ritengo pertanto utile non procrastinare l’intervento chirurgico, poiché lo stesso ha un’ottima valenza di prevenzione”. In che modo si può intervenire con le tecniche mininvasive? “L’introduzione e lo sviluppo delle tecniche mininvasive percutanee hanno rivoluzionato l’approccio alla soluzione chirurgica dell’alluce valgo, e oggi rappresentano il metodo più idoneo anche per la prevenzione, evitando sin dalle prime fasi il peggiornamento della deformità stessa o andando ad agire sulle difformità già strutturate che si manifestano in soggetti più anziani”. Quali sono le differenze con le techiche chirurgiche del passato? “In passato le tecniche chirurgiche erano particolarmente minimalistiche, ossia miravano ad un ritensionamento delle parti molli, senza intervenire a correggere gli aspetti ossei delle deformità. Per cui la recidiva era molto frequente, ed anche il post operatorio era molto doloroso; le giovani pazienti preferivano pertanto di ricorrere all’intervento, accontentandosi di controllare la deformità stessa con distanziatori delle dita in silicone o altri materiali”. La nuova soluzione fa meno paura grazie a una serie di vantaggi per il paziente, quali? “Assoluta mancanza di cicatrici, il dolore post operatorio in molti casi molto contenuto, o addirittura assente già dal giorno successivo all’intervento chirurgico, il fatto che non vengano impiegati viti o mezzi metallici di sintesi e la guarigione sia affidata ad un bendaggio elastico di posizionamento. Inoltre, subito dopo l’intervento, si è in grado di appoggiare il piede e camminare utilizzando una scarpa dedicata con appoggio plantare. Un ultimo vantaggio è il non verificarsi delle recidive, frequenti invece con le tecniche tradizionali”. La chirurgia percutanea mininvasiva si può applicare anche a piede doloroso e metatarsalgia. Cosa sono? “La metatarsalgia è una condizione clinica molto comune, nel giovane come nell’anziano, caratterizzata dal dolore plantare anteriore, in corrispondenza delle teste metatarsali, che disposte normalmente ad arco mantengono la corretta ammortizzazione del passo. Nel paziente giovane può essere sufficiente l’applicazione di un plantare per riportare il giusto confort, negli anziani, invece, si arricchisce di sintomi molto importanti, quali un dolore insopportabile e la difficile ricerca di calzature comode”. Come è possibile intervenire? “L’esperienza maturata attraverso la pratice delle tecniche percutanee mininvasive ha semplificato le tecniche tradizionali invasive, che utilizza mezzi metallici di sintesi e cicatrici chirurgiche. Bastano due minime incisioni a livello del confine testa collo metatarsali, con un minimo scollamento dei tessuti molli, a permettere di praticare un taglio mirato dall’osso, in termine tecnico chiamata osteotomia, che provocherà il riallineamento e la successiva guarigione”.
Dottor Vincenzo Langerame Ospedale San Carlo di Nancy, via Aurelia 275, Roma Numero unico di prenotazione +39 3472375573

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